Emanuele Fantini si interessa da diversi anni al dibattito sulla
gestione dell’acqua nel contesto delle politiche di sviluppo e dei
processi di privatizzazione dei servizi idrici in Italia e nel mondo,
cercando di coniugare l’attività di ricerca presso il Dipartimento di
Studi politici dell’Università di Torino, con la curiosità del
giornalista e l’empatia di chi ha lavorato sul terreno in Africa e
dintorni per ong, Ministero degli Affari Esteri e Nazioni Unite. Di
recente ha pubblicato “Acqua privatizzata? Economia politica e morale" (Cittadella Editrice, 2011).
E dopo il 2015?
Chissà se alla fine di otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio saranno raggiunti nel 2015, come previsto dalla Dichiarazione internazionale sottoscritta nel 2000 all'ONU da tutti i capi di Stato? Ma soprattutto, cosa succederà dopo il 2015 all’agenda internazionale in materia di sviluppo?
I cittadini europei prendono l'Iniziativa
La ricerca di nuove pratiche di partecipazione democratica è senza dubbio uno degli aspetti più originali e significativi della mobilitazione italiana a favore dell’acqua pubblica. Un'esperienza che sta contagiando l'Europa, sfruttando il nuovo strumento dell'Iniziativa dei Cittadini Europei.
Il libro blu dello spreco d’acqua in Italia
Un rubinetto lasciato aperto o una conduttura che perde: sono queste le immagini che associamo quasi automaticamente allo spreco di acqua. In realtà, ciascuno di noi ogni giorno utilizza acqua per bere, cucinare e lavare, ma ne consuma, in modo indiretto, quantità ben maggiori attraverso il cibo che mangia. Sprecare cibo, o produrlo in modo non efficiente, equivale quindi ad un vero e proprio spreco nello spreco.
Buon compleanno referendum
Un anno fa la vittoria referendaria. Il SI ai due quesiti sull'acqua cancellava l'obbligo di cedere a S.p.A pubbliche, miste o private la gestione dei servizi idrici e la norma che prevede che nella bolletta sia inclusa la remunerazione dei capitali investiti con un tasso fissato al 7%.
Avanti Popolo...dell'acqua
“Dinsintermediazione”: è attorno a questa parola, brutta e difficile per sua stessa ammissione, che ruota il libro “Avanti Popoli! Piazze, tv, web: dove va l’Italia senza partiti” di Alessandro Lanni, caporedattore della rivista Reset. Lettura quanto mai attuale per riflettere sulla trasformazione delle modalità di partecipazione politica e di come queste si intersecano con i cambiamenti nel mondo della tecnologia e dell’informazione.
Acqua invisibile
Le tanto temute guerre per l’acqua in molti casi non scoppiano anche perché paesi e persone di fatto si procurano – o cercano di farlo - la quantità d’acqua necessaria per le attività quotidiane non tanto direttamente, ma virtualmente, ovvero importando e consumando merci e servizi prodotti con acqua.
I cattolici e l'acqua
Preti, missionari, singoli credenti, parrocchie, associazioni e ong di ispirazione cristiana sono parte attiva del movimento italiano per l’acqua bene comune. Quali sono le caratteristiche di questa militanza? Che indicazioni offre al dibattito sull’impegno dei cattolici in politica rilanciato alla fine dello scorso anno dal Forum di Todi? Invito a contribuire ad una ricerca.
Acqua: Forum contro Forum
La scorsa settimana Marsiglia ha ospitato il sesto World Water Forum (WWF) organizzato dal Consiglio Mondiale dell’Acqua, “piattaforma internazionale multi-stakeholders” – come si autodefinisce – di cui fanno parte agenzie ONU, banche internazionali di sviluppo, governi, imprese private e ong, e il Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua (FAME) promosso da movimenti e associazioni che si battono contro la privatizzazione dei servizi idrici e a favore dell’acqua bene comune.
Obiettivo acqua: raggiunto...o quasi
Una buona notizia arriva dal rapporto congiunto di Unicef e Organizzazione mondiale della sanità sui progressi in materia di accesso all’acqua e ai servizi igienici: alla fine del 2010 la percentuale della popolazione mondiale che ha accesso ad una fonte d’acqua potabile è arrivata all’89%, pari a 6,1 miliardi di persone. Ciò significa che è stato raggiunto uno dei traguardi fissati dall’Obiettivo di sviluppo del millennio n. 7, “assicurare la sostenibilità ambientale”.
Busan, la Cina e le dighe in Etiopia
L’attenzione che il forum di Busan sull’efficacia degli aiuti ha riservato alle prese di posizione dei donatori emergenti – Cina, India, Brasile, Sudafrica, Turchia – segnala come i mutamenti degli equilibri globali si riflettono anche nel mondo della cooperazione allo sviluppo.














