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Acqua invisibile

 

Le tanto temute guerre per l’acqua in molti casi non scoppiano anche perché paesi e persone di fatto si procurano – o cercano di farlo - la quantità d’acqua necessaria per le attività quotidiane non tanto direttamente, ma virtualmente, ovvero importando e consumando merci e servizi prodotti con acqua.

acqua virtuale agricoltura 

Quando parliamo di acqua, istintivamente pensiamo all’acqua visibile, quella blu, contenuta in mari, laghi e fiumi,  a quella intubata negli acquedotti o al massimo a quella rinchiusa nelle falde sotterranee. Angela Morelli, ingegnere e designer italiana, con il Global Footprint of Humanity ha invece provato a comunicare il peso e le dimensione di tutta l’acqua invisibile che scorre quotidianamente nella nostra vita, come racconta alla TEDx di Oslo . Le sue immagini e tabelle sono state pensate per divulgare il concetto di acqua virtuale, elaborato dal geografo Tony Allan: l’acqua virtuale è l’acqua necessaria a produrre ogni singola merce o servizio che consumiamo quotidianamente. Il processo produttivo per un ottenere una tazzina di caffè espresso consuma 140 litri d’acqua. Per un chilo di grano ce ne vogliono in media 1300, mentre per un chilo di cotone 5260.

tony allan virtual water

Così, se ci sembra di consumare poco perché quotidianamente utilizziamo 150 litri d’acqua corrente per bere, lavarci e cucinare, in realtà dovremmo includere i litri di acqua virtuale, che ad esempio, nel caso di un cittadino medio europeo, fanno salire il conto a 3500 litri al giorno. Il concetto di acqua virtuale non ha soltanto valenza descrittiva ma anche pedagogica: l’idea è che le persone comprendano in maniera più fine le caratteristiche dell’acqua ed il suo uso e, in base a questa consapevolezza, adottino modelli di consumo più virtuosi.

Il calcolo dell’ impronta idrica , che misura la quantità d’acqua virtuale consumata da una singola persona, da un’azienda o da un paese, è un indicatore che negli ultimi anni si sta diffondendo non solo a livello di ricerca e divulgazione scientifica, ma sempre più anche tra i decisori e nella formulazione delle politiche pubbliche, facendo emergere questioni legate alla sostenibilità dei consumi e all’equità dell’accesso alle risorse, non solo materiali ma anche virtuali. Ad esempio, dal momento che l’agricoltura e il consumo di cibo restano i principali consumatori di acqua, il tema dell’acqua virtualmente necessaria a sfamare il pianeta sarà così al centro dei lavori della Conferenza ONU sullo Sviluppo Sostenibile di Rio+20 (20-22 giugno 2012).

Quanto ne sappiamo in merito? Possiamo iniziare a testare le nostre conoscenze rispondendo alle domande del quiz sull’acqua virtuale. E per chi volesse saperne di più, di acqua virtuale si parlerà giovedì 17 maggio alle 17,30 a Confluenze – Percorso di ricerca, formazione e azione sull’acqua (presso ENGIM, in Corso Palestro 2, Torino), con Francesca Greco, che lavora con Tony Allan al King’s College di Londra  e collabora con l’UNESCO-World Water Assessement Programme, l’ufficio che ogni tre anni pubblica il World Water Development Report

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