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Ultim'ora dall'Italia e dal mondo


Guatemala: dopo la morte di 33 bambine in un centro statale la gente chiede giustizia

Dopo che nella notte dell'8 marzo scorso 33 ragazze sono morte e altre gravemente ferite perché chiuse a chiave in una stanza di un centro di accoglienza per minori gestito dallo stato guatemalteco, dove è divampato un incendio, in tutto il Guatemala si susseguono manifestazioni di protesta per chiedere giustizia e le dimissioni del Presidente. Nel centro erano già state denunciate violenze sessuali. 

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L'accoglienza e l'ultimo rapporto della protezione internazionale in Italia

Sempre più migranti tentano di raggiungere le coste italiane per poi, nella maggior parte dei casi, provare a raggiungere il Nord Europa. L’ultimo “Rapporto sulla protezione internazionale in Italia” inquadra la situazione dei migranti in Italia e le strategie adottate nel nostro paese. Quali sono gli attori coinvolti e le criticità del sistema accoglienza?      

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Nome in codice Caesar

Affamati e torturati a morte: questo il destino di migliaia di civili e oppositori del regime siriano di Bashar al-Assad. Arrivano a Milano, dal 2 all’8 marzo grazie all’ong Celim, le foto che documentano i crimini contro l'umanità perpetrati da Damasco. Scelte tra oltre 53.000 foto trafugate da un disertore della Polizia Militare costituiscono un documento unico per capire il dramma della Siria di oggi. 

di Francesca Neri

Affamati e torturati a morte: questo il destino di migliaia di civili e oppositori del regime di Damasco, documentato da altrettante foto che un disertore della Polizia Militare ha trafugato prima di darsi alla fuga. Caesar, questo lo pseudonimo attribuitogli, aveva l’incarico di fotografare i corpi delle persone morte nei Centri di detenzione: prima dello scoppio della rivolta, questa procedura era la norma e serviva a documentare le scene di crimini o incidenti in cui erano coinvolti dei militari; con l’inizio della rivoluzione, i servizi segreti hanno semplicemente continuato con questa macabra routine di classificazione.

Dal maggio 2011 all’agosto 2013, giorno dopo giorno, Caesar ha copiato i file con le immagini che documentano con raccapricciante precisione la morte e le pene subite dai detenuti nelle carceri di Bashar al-Assad: corpi torturati, massacrati, ustionati, violentati, alcuni di questi hanno le orbite svuotate, i denti rotti, le ferite infettate dal pus; tutti avevano un numero identificativo sulla pelle. Quando Caesar diserta, lasciando di nascosto la Siria porta con sé 53.275 fotografie. Oltre ai corpi, le foto mostrano documenti di accompagnamento delle salme, ordini impartiti dalle forze di sicurezza di stilare certificati di morte falsi e di cremare i corpi, indicazioni di cancellare dall’anagrafe i dati riguardanti le vittime.

Una trentina di queste foto costituiscono la mostra che, dopo essere stata esposta alle Nazioni Unite a New York, al Museo dell’Olocausto di Washington, al Parlamento europeo e al MAXXI di Roma, arriva a Milano. L’esposizione è curata dall’ong CELIM e da Zeppelin e, dal 2 all’8 marzo, prevede un ricco programma correlato: la proiezione del film-documentario “Eau argentée - Autoritratto siriano”; la presentazione del libro “La macchina della morte” con l'autrice Garance Le Caisne; incontro al femminile con Asmae Dachan (blog diariodisiria.com) e Almudena Bernabeu (procuratrice internazionale). Il programma dettagliato su www.celim.it

In Siria tutte le parti in conflitto hanno commesso crimini, ma il regime di Damasco lo ha fatto su larga scala e con lucida programmazione come politica di governo, colpendo oppositori, civili, operatori umanitari, medici e attivisti. Autenticate da varie Commissioni d’inchiesta indipendenti, le foto costituiscono le prove per (futuri) processi per crimini di guerra e contro l’umanità: “le prove contro il regime di Bashar al-Assad sono più solide di quelle che si avevano contro Milošević e Taylor”, entrambi condannati, ha detto Stephen Rapp, giurista di fama internazionale che si è occupato, insieme ad altri, del caso Caesar.

 

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Nella spesa italiana per la cooperazione i rifugiati diventano la prima voce


Un dossier
realizzato da OpenPolis e Oxfam Italia fotografa l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) italiano del 2015. I fondi per la cooperazione appaiono aumentati negli ultimi anni ma a gonfiare i dati sono le spese per la gestione dei rifugiati in Italia, che in realtà non riguardano gli aiuti ai paesi di provenienza. Coerenza, trasparenza e rispetto degli obiettiivi OCSE appaiono ancora lontani

L'APS, realizzato attraverso enti ufficiali, ha come obiettivo "quello di promuovere lo sviluppo economico e sociale di determinati paesi". Le risorse possono essere devolute attraverso canali bilaterali (da governo a governo) e multilaterale (attraverso agenzie internazionali), comprendono le spese per i rifugiati ma non l'aiuto militare e prevedono il 25% di dono. Presentiamo le informazioni più significative. 

L'aiuto pubblico allo sviluppo globale (in inglese official development assistance) nel 2014 è stato pari a 139 miliardi e mezzo di euro. Guidano l'elenco gli Stati Uniti (circa 28 miliardi), il Regno Unito e la Germania con circa 16 miliardi e il Giappone (8). L'Italia si colloca al dodicesimo posto. Rispetto al reddito nazionale lordo (RNL), tuttavia, solamente Regno Unito e Germania si collocano nei primi 10 posti. A guidare sono: la Svezia (1,41%), gli Emirati Arabi Uniti (1,09%) e la Norvegia (1,05%), gli unici paesi che superano l'1% di spesa rispetto al volume dell'economia nazionale. L'Italia, con lo 0,21% di spesa per l'aiuto publico allo sviluppo la troviamo al ventunesimo posto. La voce di spesa più rilevante proveniente dai "paesi DAC" (Development Assistance Committee) riguarda le infrastrutture sociali, "volte a sviluppare il potenziale delle risorse umane e migliorare le condizioni di vita nei paesi beneficiari".


Nel 2015 l'Italia ha disposto 3 miliardi e 954 milioni per l'aiuto allo sviluppo. Nel complesso, il multilaterale riguarda il 54,2% del totale. Un dato in contro-tendenza rispetto alla media degli ultimi 5 anni durante i quali il bilaterale ha rappresentato il 32,84%. La spiegazione di questa inversione di rotta è semplice. Le spese per la gestione dei rifugiati in Italia, infatti, rientrano nel canale bilaterale. Queste, nel 2015, hanno rappresentato il 53,19% (circa 960 milioni di euro) del budget bilaterale contro lo 0,35% della stessa voce nel 2010. E' corretto che le spese per la gestione dei rifugiati rientrino nel budget APS? Da un punto di vista contabile, nonostante i paesi DAC stanno discutendo questo elemento, non c'è nulla di irregolare. Tuttavia, l'inserimento all'interno di questo budget dei costi per la gestione di rifugiati in Italia lascia perplessi dal momento che vengono così devolute meno risorse direttamente nei paesi in cui nascono i flussi migratori nascono.


Spendiamo tanto? Spendiamo poco?
Questione anche di opinioni ma, dal momento che ci sono degli obbiettivi internazionali, il dossier può dire qualcosa. Il principale obiettivo stabilito dai paesi DAC dell'OCSE è quello di "devolvere entro il 2030 almeno lo 0,70% del proprio reddito nazionale lordo in aiuto pubblico allo sviluppo". Secondo le stime del rapporto, basate sulle previsioni OCSE, l'Italia dovrebbe arrivare a spendere quasi 5 miliardi di euro nel 2020 (obbiettivo: lo 0,30 APS\RNL) e quasi 14 miliardi di euro nel 2030. A breve termine, l'Italia punta a diventare il quarto paese del G7 nel 2017 spendendo almeno lo 0,28% per raggiungere il Canada e superare il Giappone - con la condizione che questi non aumentino questa voce di bilancio bilancio. 

A quali paesi e in quali settori vengono devolute queste risorse?
Nell'intenzione, l'Italia ha stabilito per il periodo 2015-17 una lista di 20 paesi prioritari. Nella realtà, questi 20 nazioni hanno ricevuto solamente il 22,26% delle risorse utilizzabili. Allo stesso modo, anche i settori di intervento portano delle contraddizioni. Le aree prioritarie (agricoltura, aiuto umanitario, istruzione e salute) raccolgono soltanto il 19,30% mentre attività non riportate nella programmazione prendono una bella fetta del budget come le spese per i rifugiati.



In conclusione del dossier, Oxfam Italia e OpenPolis invitano il governo italiano ad essere più trasparenti rispetto alla rendicontazione soprattutto nelle voci relative ai progetti realizzati per la gestione dei rifugiati, ad aumentare le risorse destinate all'APS al fine di mantere gli impegni  intrapresi a livello internazionale, ad attuare rapidamente e completamente la nuova legge sulla cooperazione del 2014, a bilanciare l'aiuto bilaterale con quello multilaterale, a essere coerenti rispetto le priorità geografiche e settoriali, ad una pianificazione continua e coerente nel tempo e a limitare l'uso dei fondi APS per coprire i costi dell'accoglienza rifugiati. 



 

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Media e ICT per lo sviluppo; un corso di formazione a Milano

Si terrà il 3 e 4 febbraio a Milano il corso ISPI dedicato al rapporto tra media, ICT e sviluppo, organizzato in collaborazione con Volontari per lo Sviluppo e  Ong 2.0 . Tre i filoni di analisi: il ruolo dei media nella democrazia a Nord e a Sud del mondo e l'utilizzo partecipativo di metodi e strumenti della comunicazione nei programmi di sviluppo.

 

Nella “società dell’informazione” in cui stiamo vivendo il tema dello sviluppo è fortemente influenzato dalla produzione, gestione, uso e accesso all'informazione e allo stesso tempo dalla rapida evoluzione delle nuove tecnologie e dal diverso accesso a queste da parte della popolazione.

 

Il corso intende fornire competenze utili per la comprensione e l’utilizzo di mezzi di comunicazione (tradizionali e nuovi) per la promozione dello sviluppo sia nei paesi del nord che nei paesi in cui si opera con programmi di cooperazione.

 

Partendo da un’analisi deimedia occidentali e di come questi possano condizionare positivamente o negativamente l’immagine e la realtà dei PVSverrano fornite indicazioni ed esempi concreti per un uso strategico e consapevole dei media al fine di favorire una maggiore sensibilizzazione, co-responsabilizzazione e impegno da parte della popolazione del Nord verso i problemi dei PVS, contribuendo a orientare, ad esempio, le politiche pubbliche e private di aiuto internazionale.

 

Considerando l’ampia e rapida diffusione di internet e dei telefoni cellulari in molti paesi in via di sviluppo, ampio spazio verrà dedicato all’uso dei media nei PVS e a come le nuove tecnologie possano rappresentare sia un sostegno - ma anche un freno - ai processi di sviluppo locale. Verranno forniti esempi su come l’uso improprio e oppressivo dei media da parte di un governo, di poteri forti locali o globali che agiscono sul locale, costituisca un freno per lo sviluppo locale.

 

Allo stesso tempo si analizzeranno casi concreti in cui media tradizionali, social media e le ICT (Information and Communication Technologies)possono favorire l’empowerment e la partecipazione ai processi democratici e di sviluppo.

 

Un’ultima parte verra’ dedicata alla riflessione che negli ultimi vent’anni le istituzioni internazionali specializzate in cooperazione internazionale e sviluppo hanno svolto sul tema dellaCommunication for Development (ComDev). Una metodologia che prevede la pianificazione e l’integrazione di varie forme di comunicazione nei programmi di cooperazione dalla loro concezione fino alla valutazione, favorendo l’efficacia delle azioni.

l corso è particolarmente indicato per gli operatori dello sviluppo che vogliano integrare i Media nei loro progetti a partire da una visione complessiva della problematica e anche per gli operatori dei Media che vogliano contribuire all'operato delle organizzazioni di aiuto allo sviluppo.

Per il programma dettagliato e per iscrizioni clicca qui

 

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Guerre per l'acqua. E se gli abitanti di Gorino diventassero rifugiati ambientali?


Guerre per l'acqua
è un'espressione sempre più ricorrente negli ultimi anni. Il motivo è semplice: le risorse idriche hanno un limite. Questa soglia è in pericolo a causa di vari fattori tra cui la crescita demografica e le necessità agricole e industriali. L'acqua utilizzabile dall'uomo è molto meno di quello che può sembrare. Circa il 97% dell'acqua presente sulla Terra è infatti salata. Poco meno del 2% è presente nei ghiacciai che, a causa del cambiamento climatico, si stanno sciogliendo facendo aumentare il livello del mare e riducendo l'acqua sfruttabile. Ciò che rimane si trova nelle falde sotterranee, nei fiumi e nei laghi spesso inquinati e sotto stress idrico. Le tensioni intorno a questa vitale risorsa aumentano, come comportarsi? Definire cosa sia una “guerra per l’acqua” non è facile. Queste parole non implicano un uso della forza automatico come potremmo pensare quando leggiamo la parola guerra. Tensioni intorno alle risorse idriche nascono da tanti fattori che non portano necessariamente ad uno scontro fisico. Agricoltura, settore energetico, accesso all’acqua potabile e servizi igienici, importazione ed esportazione di prodotti alimentari (con un grande consumo d’acqua virtuale) sono alcuni dei tanti temi che andrebbero discussi quando ci riferiamo all’oro blu

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Profit - Nonprofit nella cooperazione internazionale: una guida per lavorare insieme

Si parla molto ormai di collaborazione tra il mondo profit e non profit nella cooperazione allo sviluppo. Ma praticarla concretamente è un altro paio di maniche. Scarsa conoscenza reciproca, linguaggi e metodi di lavoro diversi, spesso fanno da ostacolo a una collaborazione fattiva. A cercare di fare un passo avanti in questa direzione la Guida alla partnership profit-nonprofit nei progetti di cooperazione  realizzata da Fondazione Sodalitas con il contributo di imprese e ong e presentata oggi a Milano.

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Haiti di nuovo in ginocchio: l'appello delle ong socie Focsiv

Haiti è stato terribilmente colpito dall'uragano Matthew. Si parla di centinaia di vittime, migliaia di sfollati e oltre un milione di persone direttamente colpite dalla forza dell'urgano.  Le ong Focsiv presenti ad Haiti, lanciano un appello  per invitare ad una risposta immediata e concreta per limitare i disagi nel paese, già colpito da un terribile terremoto nel 2012.

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Urban food policies: un seminario per conoscere buone pratiche tra Nord e Sud

Politiche urbane sul cibo. Oggi, con sempre più città che si pongono domande sul come raggiungere la sovranità alimentare a livello regionale, le buone pratiche aumentano e si può imparare qualcosa in ogni angolo del mondo. Energia, rifiuti, cibo, mobilità e acquisti ecologici, i cinque filoni affrontati in un seminario sulle politiche urbane sul cibo tenuto all'università di Torino per conoscere iniziative proveniente da tutto il mondo, scambiare idee e conoscere come grandi organizzazioni internazionali e amministrazioni locali si stanno muovendo. 

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La ricetta del Club di Roma per reinventare la prosperità

Riduzione dell'orario di lavoro, aumento delle indennità di disoccupazione, maggiore tassazione delle società per azioni, pacchetti di stimolo economico a chi fronteggia il cambiamento climatico. Queste e molte altre le proposte contenute nel nuovo rapporto dell'autorevole Club di Roma - "Reinventare la prosperità - gestire la crescita economica per ridurre disoccupazione, disuguaglianze e cambiamento climatico".  Una ricetta di 13 pratiche politicamente realizzabili che vadano a favorire la maggioranza della popolazione invitando ad una diversa gestione dello sviluppo economico. 

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Kitabna, i racconti che aiutano i bambini a rielaborare i traumi della migrazione

 

Portare libri per bambini nei campi profughi dove l'educazione formale spesso è assente. E' questo l'obbiettivo di Kitabna ("il nostro libro" in arabo), un progetto nato  nel 2014 dall'autrice Helen Patuck che da qualche anno scrive e illustra delle storie per bambini che sono state portate in Libano, Iraq, Giordania e in Francia, a Calais. Un modo per permettere ai bambini la lettura dove spesso non è possibile, creare ponti tra culture diverse, riorganizzare e rielaborare esperienze che comportano disturbi post-traumatici da stress. L'obbiettivo finale dei libri, come si può leggere sul sito del progetto, è quello di creare orgoglio e dignità in luoghi segnati da esperienze di dislocamento. Ci siamo fatti raccontare da Helen e Federica come si è sviluppato il progetto e a che punto è oggi.

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Protezione internazionale dei rifugiati

Ultimamente vari politici del mondo parlano della costruzione di muri, di barriere per evitare che persone che scappano per ragioni economiche, per guerre, per carestie, possano raggiungere i loro paesi democratici. Alcuni politici “amarcord” parlano di filo spinato, altri piú tecnologi di sistemi satellitari o di barriere elettroniche, un altro ancora di un progetto faraonico definito l “Huge big wall”. Ma come funziona veramente la legislazione sul diritto d'asilo? Cosa succede in Italia?

Tutti questi politici hanno dimenticato, purtroppo, di studiare la storia, infatti essa ci permette di capire la società in cui viviamo, l’uomo, i rapporti e di come si sono sviluppate certe strutture e mentalità nel mondo.

Gli Egizi accordavano l’asilo ad alcune categorie di stranieri che ne facevano espressa richiesta. Nel mondo greco Platone nelle ”Leggi” scrive che l’asilo mira a proteggere lo straniero in quanto essere indifeso “isolato dai suoi compatrioti e dai suoi parenti. Nel diritto romano il diritto d’asilo era piuttosto limitato infatti veniva sostituito dal diritto di immunità in virtù del quale gli schiavi potevano rifugiarsi in un tempio e chiedere di essere venduti ad altro padrone.

Oggi, gli Stati mondiali lo regolamentano nei modi piú diversi ad esempio in Nord Corea se si entra illegalmente nel territorio coreano si rischia una pena di 12 anni di lavori forzati; in Iran è previsto l’ergastolo; in Afghanistan è prevista la fucilazione; in Arabia Saudita è prevista una lunga pena detentiva; in Venezuela e Cuba si può essere condannati per spionaggio; in Gran Bretagna si viene arrestati, condannati e deportati; in India addirittura si può richiedere ed ottenere, una volta entrati illegalmente ed identificati, un nuovo passaporto, una nuova patente, una carta di identità, negli Stati Uniti uno dei paesi teoricamente piú democratici al mondo è prevista in alcuni stati la carcerazione da tre a cinque anni.

Il dovere di accoglienza viene riconosciuto dagli accordi internazionali i quali prevedono che si devono accogliere i rifugiati che fuggono da condizioni di ingiustizia e di oppressione ed è un dovere etico e giuridico imposto anche dalla nostra Costituzione Italiana.

In Italia il dovere di accoglienza, riconosciuto dalla nostra amata Costituzione, viene ampliato tramite la legislazione italiana e vengono assicurati agli illegali alcuni diritti fondamentali tra i quali il piú importante è la garanzia dell’accesso alla procedura d’asilo politico.

Lo status di illegale viene conferito, quindi, solo dopo un accurato controllo dalle Autorità competenti.

Negli ultimi mesi i flussi di illegali che provengono dall’Africa, dalla Siria ma anche dai paesi del Centro America è aumentato in maniera vertiginosa e si spera che presto i nostri legislatori italiani ed europei prevedono una forma di protezione temporanea di massa per tutti coloro che provengono dalle aree di crisi del Nord Africa e dalla Siria.

Per richiedere il riconoscimento dello status di rifugiato è necessario presentare una domanda motivata e nei limiti del possibile documentata, con l’indicazione delle persecuzioni subite e delle possibili ritorsioni in caso di rientro nel proprio Paese.

Il richiedente asilo politico può presentare la domanda di riconoscimento o all’ufficio di frontiera, al momento dell’arrivo al confine, o alla Questura, entro otto giorni dall’ingresso nel territorio italiano, nel caso in cui lo straniero si trovi già in Italia. Tuttavia, per giustificati motivi, lo straniero può presentare la richiesta anche oltre il termine suddetto, infatti non ci sono termini di tempo per la presentazione della domanda. La domanda quindi può essere presentata anche dopo gli otto giorni.

La domanda sarà verbalizzata dai funzionari utilizzato un modello prestampato che deve riportare i dati anagrafici e i motivi che hanno spinto il richiedente ad allontanarsi dal paese di origine, il richiedente può presentare una memoria sulle cause anche nella propria lingua di origine

Al richiedente asilo politico viene rilasciato un permesso di soggiorno temporaneo, recante la dicitura “Convenzione di Dublino”, che lo autorizza alla permanenza sul territorio nazionale per un mese e può essere prorogato fino a quando non verrà accertata la competenza dell’Italia all’esame della domanda di riconoscimento; successivamente all’accertamento della competenza italiana verrà rilasciato un permesso di soggiorno provvisorio per richiesta di asilo politico.

Al momento della presentazione della domanda, lo straniero è obbligato a consegnare il proprio passaporto se ne è in possesso.

Nei giorni successivi alla domanda la Questura rilascia un attestato nominativo, in attesa del permesso di soggiorno per richiesta asilo.

Il rilascio del permesso avviene di norma nel giro di 30 giorni dopo che la Questura, effettuati gli opportuni accertamenti, abbia verificato che non sussistono gli estremi per un trattenimento nei CIE o per l’accoglienza nel CARA. Di norma il prefetto stabilisce un luogo di residenza dove il richiedente può circolare. 

È la Commissione Territoriale che decide sia sul rilascio della protezione internazionale, asilo politico o protezione sussidiaria  sia  sul rigetto o sul rinvio ad un permesso per protezione umanitaria nel caso in cui non sussistono motivi non riconducibili alla sicurezza della persona.

La disciplina del permesso di soggiorno per asilo è analoga a quella degli altri permessi di soggiorno, inoltre non può essere revocato, è rinnovabile, ed il rifugiato, secondo quanto stabilito dalla Convenzione di Ginevra, gode dello stesso trattamento accordato ai cittadini italiani (libertà religiosa, istruzione, accesso ai tribunali, assistenza sanitaria, lavoro ed assicurazioni sociali).

L’espulsione per i detentori è prevista solo per gravi motivi di ordine pubblico o di sicurezza nazionale, comunque il rifugiato non può essere espulso verso un Paese dove possa essere oggetto di persecuzione o possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione.

Va segnalato che in Italia nel corso del 2015-2016 vi è stato un elevatissimo numero di domande di asilo e che il nostro Stato non può più far fronte ai propri obblighi internazionali in materia di protezione dei rifugiati.

Avv. Pancrazio Timpano

Foro di Milano

e-mail: avv.pancraziotimpano@gmail.com

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Ecco i volontari dell'anno 2016

Marco Alban, Chiara Passatore e Samuel Murage Kingori: sono loro i vincitori del Premio Volontariato Internazionale FOCSIV 2016, consegnato sabato 3 dicembre presso Palazzo Rospigliosi a Roma in occasione della Giornata Mondiale del Volontariato del 5 dicembre.

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Migrazioni, il 3 ottobre la prima giornata della memoria e dell'accoglienza

Tra pochi giorni ricorrerà il terzo anniversario del naufragio accaduto il 3 ottobre 2013 a largo di Lampedusa in cui persero la vita 368 persone, provenienti per lo più dall'Eritrea. Oggi, grazie al lavoro del Comitato 3 Ottobre, questa data è riconosciuta come Giornata della Memoria e dell'Accoglienza a livello nazionale, con una legge entrata in vigore il 16 aprile. La situazione dei rifugiati e migranti rappresenta uno dei problemi più gravi che il mondo affronta ormai da anni. Al momento attuale sono calcolati quasi 65 milioni i migranti forzati e circa 21 milioni i rifugiati.

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Corsi e webinar di Ong 2.0

Lavorare nella cooperazione internazionale, il nuovo percorso di formazione 2017

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Dal risk management nei Paesi a rischio, all’amministrazione di un progetto; dal Project Cycle management, all’approccio di genere fino alle…