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cartellone 2Il conflitto non è sinonimo di guerra ma “uno stato della relazione, che ciascuno di noi sperimenta quando interagisce con qualcuno, amico o nemico, con la vita o con una parte di sé stessi” Ecco allora che educare alla gestione non violenta dei conflitti è un aspetto fondamentale nella crescita di cittadini globali consapevoli. Come sperimenta l’ong Amici dei Popoli nelle scuole del Veneto

“Per gestire un conflitto devo per prima cosa Riconoscerlo, poi devo Conoscerlo, in modo da poter agire di conseguenza in maniera efficace”. Così sostiene Anna Chiara Ferigo, formatrice dell’ong Amici dei Popoli, e spiega “In genere, quando si pensa alla parola conflitto, la nostra mente ci porta ad immaginare un conflitto armato, alla guerra, una delle tante studiate nei libri di storia, o a quelle più recenti di cui tutti i giornali parlano. Il conflitto è infatti, nella maggior parte dei casi, associato ad un evento meramente negativo e più delle volte violento. Ci dimentichiamo spesso però, che il conflitto è uno stato della relazione, che ciascuno di noi ha quando interagisce con qualcuno, un amico o un nemico, con la vita o con una parte di sé stessi, nello specifico si manifesta con la presenza di un problema cui si associa un disagio”.

Al giorno d’oggi trovare un po’ calma, di tranquillità e pace sembra essere difficile. Le nostre vite sono spesso così frenetiche da farci perdere rapidamente la pazienza e la tolleranza. Così l’attacco sembra essere la miglior difesa, mentre l’ascolto e la comunicazione sono risorse poco utilizzate. Per i più deboli d’animo, l’indifferenza, sembra invece essere l’arma più conveniente. Un’indifferenza che però porta, frequentemente, al distacco dall’altro e dalla realtà stessa.

Con l’obiettivo di diffondere una concezione positiva del conflitto, di promuovere l’autostima e rafforzare le competenze riguardanti la prevenzione e la gestione nonviolenta dei conflitti, l’ong Amici dei Popoli di Padova (ADP) è intervenuta in diverse classi del Veneto, nelle scuole secondarie di primo e secondo grado delle 4 Province, con percorsi formativi specifici.

L’obiettivo è guidare gli studenti a riflettere sui conflitti, soprattutto quelli interpersonali. Attraverso lo strumento dell’Educazione non formale, agendo con metodologie attive (brainstorming e metaplan, role play e debriefing), che stimolano la comunicazione non violenta e la cooperazione nella classe.

Dalla tematica dei conflitti, in accezione positiva, si passa poi al Servizio Civile, come esempio di cittadinanza attiva ed impegno non violento all’interno della società, con un excursus storico sull’obiezione di coscienza. 

In generale, sia alunni che professori si sono mostrati entusiasti dei laboratori: “Qualcosa di innovativo rispetto ai percorsi scolastici standard”. educazione alla nonviolenza

Ciò nonostante ADP ha rilevato in un primo momento una evidente difficoltà nell’interazione con gli alunni. Eccetto pochi casi, inizialmente il disinteressamento aveva la meglio. Gli alunni non capivano il collegamento tra le attività e la tematica proposta, in quanto non abituati a metodologie che li portavano a relazionarsi tra di loro. Solo dopo averli messi a proprio agio, e dopo alcune spiegazioni, si mostravano disposti a mettersi in gioco. 

Da parte di tutti è stato rilevato un reale apprezzamento per l’approccio utilizzato, a tal punto che gli alunni si sono sentiti a loro agio nel confidarsi apertamente, con le formatrici presenti, sui problemi conflittuali che riscontravano all’interno e all’esterno della scuola. Questo scambio ha di conseguenza dato la possibilità agli alunni stessi di mettersi a confronto tra loro e di arrivare a trovare delle soluzioni pacifiche alle loro problematiche.