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20170311 154939 HDRDopo che nella notte dell'8 marzo scorso 33 ragazze sono morte e altre gravemente ferite perché chiuse a chiave in una stanza di un centro di accoglienza per minori gestito dallo stato guatemalteco, dove è divampato un incendio, in tutto il Guatemala si susseguono manifestazioni di protesta per chiedere giustizia e le dimissioni del Presidente. Nel centro erano già state denunciate violenze sessuali. 

da Città del Guatemala

Sono le 4 del pomeriggio a Città del Guatemala. Di fronte al palazzo del Governo le bandiere di una nazione a lutto sventolano sul minuto di silenzio che migliaia di persone dedicano alle almeno 40 bambine morte nell’incendio della casa per minori “Virgen dell’Asunciòn”.  Poi di colpo il silenzio si rompe e dalla piazza si leva un’unica parola. Giustizia.
Giustizia richiedono con forza e indignazione le donne e gli uomini che sabato 11 marzo hanno deciso di far sentire la propria voce al presidente Jimmy Morales, dopo i tragici fatti avvenuti nel giorno della festa della donna.

Tra il 7 e l’8 marzo alcune ragazze dai 14 ai 17 anni hanno iniziato una protesta contro i trattamenti ricevuti nel centro di accoglienza per bambini in difficoltà, gestito dallo stato guatemalteco. Dopo essere state chiuse a chiave in una stanza dai loro stessi educatori, hanno tentato di scappare dando fuoco ad alcuni materassi. Dall’altra parte, però, nessuno ha aperto la porta. Le fiamme sono divampate rapidamente. I vigili del fuoco sono arrivati sul luogo quando ormai 18 bambine erano morte e altre 40 gravemente ustionate. Alcuni testimoni sostengono che i soccorsi siano arrivati con un ritardo di circa un’ora dall’inizio dell’incendio.

Il rifugio “Virgen dell’Asunciòn” sulla carta dovrebbe essere un luogo di protezione per adolescenti vittima di violenza, orfani e figli di famiglie in difficoltà economica. Di fatto al momento della tragedia, il centro ospitava 807 minori invece dei 500 previsti dal regolamento e negli ultimi anni era stato teatro di gravi casi di violenza sessuale. In particolare nel 2016, un professore dell’istituto era stato denunciato per aver abusato sessualmente di un’intera classe di giovani dai 12 ai 14 anni, secondo quanto confermato dagli uffici del pubblico ministero. La vicenda è stata raccontata dai reporter del giornale Plaza Publica ad ottobre dello stesso anno.2

Antecedenti drammatici che potevano accendere più di un campanello di allarme su una tragedia che sembrava preannunciata.  <<È un crimine dello Stato>> gridavano i manifestanti che sabato hanno richiesto, senza mezzi termini, indagini rapide ed esaustive e le dimissioni del presidente. 

Da parte sua, Jimmy Morales ha ammesso, durante un’intervista alla rete televisiva CNN, che le bambine si trovavano chiuse a chiave in una stanza dove erano state segregate per ragioni di sicurezza, dopo che alcune avevano tentato di fuggire nella notte del giorno precedente. Una punizione che non ha lasciato scampo. <<L’obiettivo era evitare una tragedia come quella che invece si è verificata. Stiamo indagando sui motivi che non hanno permesso l’apertura della porta per far uscire le ragazze durante l’incendio>>.

Il 10 marzo, il responsabile dell’istituto statale di Bienestar Social, Carlos Rodas, si è dimesso dal suo incarico. Mentre si è in attesa della nomina di un sostituto, nel pomeriggio di lunedì 13 marzo lo stesso Carlos Rodas, Anahy Keller Zabala, sottosegretaria alla protezione dell’infanzia e dell’adolescenza e Santos Torres Ramírez, direttore della casa di accoglienza per minori in cui è avvenuto l’incendio sono stati arrestati con l’accusa di omicidio colposo, inadempimento e maltrattamento di minore.

Intanto sotto al Palazzo del Governo prosegue il via vai di persone che omaggiano le minorenni vittime del rogo dell’8 marzo, portando fiori, scrivendo i loro nomi su cartelli e continuando la protesta silenziosa alla luce intermittente di piccole candele che resistono a tutto. Anche al vento della sera.