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ong 2.0 riunione con le donneProfessionisti senza frontiere”, è questo il nome del progetto portato avanti dall’ong Comi in Senegal per rafforzare le capacità tecniche e imprenditoriali delle donne nelle zone rurali. Apparentemente un progetto come tanti., ma con una particolarità, a fare i cooperanti e i formatori saranno i migranti  della diaspora africana che si sono formati nel nostro paese. 

Un progetto strategico per il miglioramento delle condizioni di vita in queste regioni, ma anche per arginare l’emigrazione internazionale, così come ha ritenuto il Ministero dell’interno italiano che lo ha finanziato nel capitolo “azioni di cooperazione ed assistenza ai Paesi terzi in materia di immigrazione e asilo”, e così anche come lo considerano le donne senegalesi che lo vivono. 

E’quanto testimonia Fayinta Seck, presidente di uno dei 3 groupement di donne di Mouye Tieken, villaggio rurale che si trova nel comune di MaboIl “Con le donne del mio groupement ho beneficiato dei corsi di alfabetizzazione organizzati dal Comi. In più, ho ricevuto una formazione specifica per aiutare, consigliare e monitorare le donne del mio villaggio durante le loro gravidanze frequentando un corso per “matrone” presso l’ospedale di Kaffrine. Questo ha cambiato la mia vita”. E non solo la sua. Prosegue orgogliosa Fayinta: “Il mio groupement ha ora un appezzamento di terra dove coltiviamo pomodori, insalata, cipolle e patate.”

“Il groupement di Fayinta e quelli degli altri villaggi della zona” spiega Anna Cerro dell’ong Comi “beneficeranno a breve di un corso in tecniche agricole e trasformazione dei prodotti; la formazione accrescerà la produzione del loro campo consentendo al groupement disoddisfare i bisogni alimentari delle proprie famiglie e di vendere i prodotti sul mercato locale di Mabo

Il progetto “Professionisti senza frontiere” è frutto di una collaborazione ampia, è stato promosso da FOCSIV – Volontari nel mondo insieme ad ENEA, enti locali, associazioni delle diaspore africane e altre organizzazioni non governative.  “L’obiettivo è promuovere lo sviluppo socio-economico e il trasferimento di competenze, conoscenze, capacità professionali delle diaspore africane formatesi nel nostro Paese nell’implementazione di politiche di sviluppo dell’economia nei paesi di origine”. spiega ancora Anna Cerro.

Il Senegal è uno dei paesi politicamente più stabili dell’Africa. Dal punto di vista economico nel 2015 ha registrato una performance macroeconomica significativa, divenendo – subito dopo la Costa d’Avorio - il paese dell’Africa occidentale dalla più rapida crescita economica con un aumento del PIL del 4,7% nel 2014. Tuttavia nel Paese la povertà rimane alta, soprattutto nelle zone rurali colpendo,con una disoccupazione al 27,5% (ILO – International Labour Office 2013) e con un tasso di occupazione giovanile fermo al 38%.

In particolare quella di Kaffrine è una regione a vocazione agricola dove più del 70% delle famiglie si dedica all’agricoltura ma che deve affrontaremolteplici problemi: cattiva qualità delle sementi, scarsaconoscenza di programmi di coltivazione da parte degli agricoltori, inadeguatezza delle attrezzature e degli utensili agricoli disponibili. La lotta alla povertà sarà sostenuta con la creazione di un Centro di servizi per l’agricoltura in grado di coniugare l’obiettivo economico del miglioramento della produzione agricola dei 14 groupement della Valle con l’obiettivo sociale di una migliorata protezione di queste comunità riguardo alla sovranità alimentare. 

“Per avere più ortaggi nel nostro campo però è necessario anche aumentare la capacità di irrigazione e rinforzare la recinzione per evitare che il bestiame al pascolo entri nel campo e mangi i prodotti” aggiunge Faynta. Presto il progetto consentirà a un esponente della diaspora che si è formato in Europa ed è divenuto un esperto professionalmente qualificato, di andare nel villaggio per soddisfare questa necessità insegnando ai gruppi di donne come ottimizzare le risorse idriche a disposizione e recuperare le acque piovane.

La crescita delle vendite dei prodotti e l’autonomia finanziaria che pian piano il groupement  raggiungerà, renderà le donne capaci di fare investimenti.

Un cerchio virtuoso che si chiude.

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