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Un progetto di facilitazione linguistica può essere la chiave per una maggiore integrazione all'intero di un determinato territorio? Secondo Amici dei Popoli sì, ecco come.

A cura di Giorgia Di Nardo e Margherita Licastro

All’interno di una società multiculturale possono emergere dinamiche conflittuali a livello dei percorsi identitari individuali e intergruppo, riguardanti l’affermazione e la rivendicazione delle diversità culturali e la lotta per il riconoscimento.

L'identità personale si sviluppa a partire dalla percezione di sentirsi esistere e di essere riconosciuto dall'altro in quanto essere unico nella propria dimensione psichica, fisica e sociale. Si tratta di un processo attivo che necessita della rappresentazione di sé nel proprio ambiente, che si costruisce attraverso la comunicazione sociale. L'abbandono del luogo di origine da parte del migrante non è soltanto fisico, questì'ultimo è costretto ad allontanarsi dal suo vissuto quotidiano e quindi a decodificare il bagaglio di conoscenze, di pratiche e di consuetudini interiorizzate e adatte a vivere nel proprio Paese, per rimpiazzarle con nuovi codici di riferimento funzionali all'inserimento nel Paese d'arrivo.

Per i giovani preadolescenti e adolescenti di origine straniera che si trovano a vivere una particolare fase dello sviluppo in cui si forma la loro identità personale, il processo risulta ancor più delicato, poiché si trovano a mediare tra i desideri della loro famiglia d’origine e le loro attitudini personali, e cercano di far conciliare anche i riferimenti socio-culturali della loro cultura d’origine e di quella del paese in cui si trovano a vivere, che alle volte possono essere anche molto diverse fra loro.

L’esito positivo di questo percorso è fondamentale, sia per l’intreccio delle relazioni sociali, sia per prevenire l’insorgere di fenomeni di marginalità e devianza. Se analizziamo inoltre i dati che riguardano l'abbandono scolastico, ci rendiamo conto di quanto sia più frequente tra gli alunni di origine straniera: su scala nazionale le percentuali di alunni nell’anno scolastico 2013/14 indicano che si verifica una sovra-rappresentazione degli alunni di cittadinanza straniera nelle scuole primarie (35,3% del totale degli stranieri) rispetto agli alunni italiani (31,7% del totale degli italiani) (Fonte Rapporto Miur – Ismu 2013/14); lo stesso fenomeno si verifica, seppur in misura più lieve, anche nelle scuole dell’infanzia e secondarie di primo grado.
È invece registrata una sotto-rappresentazione degli alunni stranieri nelle scuole secondarie di secondo grado con il 22,7% degli stranieri iscritti, contro il 30,6% degli Italiani (Fonte Rapporto Miur – Ismu 2013/14). Da ciò si deduce che l’abbandono scolastico che avviene tra la scuola secondaria di primo grado e quella di secondo grado si verifica nella maggior parte dei casi da parte degli alunni con cittadinanza straniera. In questo quadro, contano molto sia le “strategie personali” che gli stessi bambini e adolescenti pongono in atto, ma sicuramente anche il lavoro della famiglia e di tutte le agenzie educative e di socializzazione.

Amici dei Popoli si inserisce nel contesto veneto che conta 514.592 stranieri residenti, figurando così come la quarta regione italiana per presenza di cittadini stranieri (Dati Istat 2014). Nella provincia di Padova gli stranieri sono 96.719, cioè il 10,31% del totale dei residenti, percentuale che sale fino al 15,86% di residenti stranieri se si considera il solo comune di Padova, quasi il doppio rispetto alla media nazionale (dati dell’annuario statistico comunale 2014). Per questo motivo si capisce come nel territorio padovano vi siano particolari problematiche ed esigenze legate alla multiculturalità, all’accoglienza e all’integrazione.
Negli Istituti comprensivi presenti nel quartiere Arcella, dove ha sede Amici dei Popoli Padova, è stato registrato un aumento degli alunni di origine straniera durante il corso degli anni. A causa della difficoltà della scuola a far fronte alle nuove necessità, si assiste all’aumento di fenomeni quali abbandono scolastico, discriminazione e devianza. Il progetto di facilitazione linguistica di cui si occupa Amici dei Popoli prevede la predisposizione di una rete in cui vengono impiegati e valorizzati non solo mediatori culturali e facilitatori linguistici, ma anche volontari con formazione o esperienze interculturali, che operino un'effettiva mediazione tra il ragazzo di origine straniera, la sua famiglia e la scuola.
L’obiettivo dell’attività, perciò, non riguarda semplicemente facilitare lo svolgimento dei compiti assegnati per casa, ma piuttosto vuole favorire l'apprendimento della lingua di studio, l’interazione tra i ragazzi destinatari dell’attività e chi la promuove, la socializzazione tra i ragazzi che frequentano le attività, la conoscenza del territorio e delle opportunità per i minori.

Il metodo utilizzato per raggiungere tali obiettivi è il mentoring, che si basa sulla costruzione di relazioni tra i ragazzi e gli adulti di riferimento; tali relazioni possono così servire da sostegno, ma soprattutto da stimolo, per un proficuo inserimento nella nuova realtà padovana in cui vivono i giovani di origine straniera. A tal fine gli incontri, della durata di due ore e che hanno luogo una volta alla settimana per ciascun minore, si suddividono in due parti: per la prima ora e mezza si svolgono insieme esercizi mirati a colmare le lacune individuate in ogni singolo alunno in campo linguistico e didattico, affinché siano valorizzate le singolarità di ognuno (in rapporto uno a uno: un volontario, un minore); l’ultima mezz’ora viene invece dedicata a dei giochi di gruppo con finalità didattiche, nel quale i ragazzi stessi possano testare le competenze linguistiche acquisite in un ambiente sereno, ma soprattutto grazie al quale debbano collaborare tra loro.

L'attività è integrata da momenti di socializzazione e di uscite mirate alla conoscenza del territorio e delle realtà aggregative del quartiere ed è stata organizzata in questo modo per cercare di aiutare i minori ad affrontare la difficoltà nella socializzazione con i coetanei, ma anche per evitare conflitti tra culture, i quali potrebbero creare un serio ostacolo all'edificazione della propria identità o portare addirittura a fenomeni di devianza e marginalità.

Amici dei Popoli Padova ha potuto negli anni verificare l'efficacia del metodo adottato, anche in virtù con gli insegnanti degli Istituti comprensivi del quartiere, con i quali si è andato via via costruendo una relazione di scambio reciproco che ha permesso l’instaurarsi di relazioni con le istituzioni scolastiche le quali per prime sostengono il lavoro che l’associazione svolge per gli alunni aprendo nuove strade per una più stabile sostenibilità futura.