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Percorsi educativi, corsi formativi e promozione dei diritti umani: su questo lavorano Claudia e Nicola, volontari del Servizio Civile con Amici dei Popoli a Montevideo. Ma di cosa si occupano nel concreto? 

A cura di Amici dei Popoli

Da quasi due mesi i nuovi volontari di Amici dei Popoli impiegati nei percorsi di servizio civile sono attivi nel progetto di supporto in Uruguay, nel Centro Bosco situato nel sobborgo "La Tablada" di Montevideo.

Dal 1995 Amici dei Popoli è presente nel paese, occupandosi di formazione professionale giovanile e promozione dello sviluppo rurale. Nel 2006 ha iniziato la collaborazione con il Centro Bosco “La Tablada”, e dal 2009 viene avviato anche il Servizio Civile Internazionale, con l'invio dei primi volontari italiani per un periodo di dodici mesi. Il loro compito è quello di affiancare e contribuire alla realizzazione e allo sviluppo dei percorsi educativi, formativi, di promozione della donna e promozione dei diritti umani all'interno del Centro Bosco.

Il progetto si sviluppa intorno alla periferia della capitale Montevideo, nella zona di Villa Colón - La Tablada. Sin dagli anni '60 il quartiere è stato soggetto a forti fenomeni di migrazione, in seguito all'impoverimento generale del paese che ha determinato l'arrivo di numerosi nuclei familiari nella capitale. Tale fenomeno, anche più di recente, ha fatto registrare un notevole aumento degli insediamenti irregolari nella zona, al quale non ha corrisposto tuttavia un aumento dei servizi pubblici atti a soddisfare le necessità della popolazione in termini di salute, educazione, abitazione e impiego.

Sono venute a crearsi dunque situazioni di precarietà economica e sociale, con elevati tassi di abbandono scolastico, una crescente instabilità delle strutture familiari – data dagli alti tassi di divorzio, limitate possibilità di creare reti sociali, carenze sanitarie e nutrizionali – e un'elevata incidenza di maternità in età adolescenziale.

Quest'anno i nostri volontari dell'Ong sono Claudia e Nicola: lei di Padova, classe 1990, lui romagnolo di San Mauro, 28 anni, appassionato come lei del Sud America e in particolare dell'Uruguay, dove è già stato svariate volte. «Appena abbiamo scoperto di essere stati presi ne siamo stati molto felici» mi dice Claudia in una breve intervista via mail. «Io, perlomeno, ho iniziato a organizzarmi con tutti i preparativi del viaggio e a pensare come poteva essere il lavoro».

Sono arrivati a La Tablada il 19 settembre, e hanno iniziato subito la loro attività quotidiana con i bambini; non è stato facile per loro adattarsi al ritmo giornaliero: la sveglia è sempre alle 6.30 poiché, a causa dei trasporti pubblici inefficienti, ci mettono circa un'ora ad arrivare alla scuola (distante in realtà venti minuti di macchina).

«Sulla carta sembra facile ma i bambini richiedono molte attenzioni, c'è sempre qualche "rissa" da sedare e la lingua da calmare». Le attività iniziano alle otto e mezza con un momento di gioco libero, poi colazione e poi, in base alle età, ci si divide in due gruppi che a turno seguono dei laboratori o svolgono i compiti assegnati a scuola con l'aiuto di un educatore. I laboratori sono di arte, musica, psicologia e religione. Il pranzo è a mezzogiorno, segue poi una breve pausa e le attività pomeridiane in cui i turni si invertono. La giornata di lavoro finisce alle 17, a casa si arriva alle 18.00. «Al pomeriggio i ragazzi sono più vivaci e anche noi accusiamo un po più di stanchezza emotiva – continua Claudia – e purtroppo con il passare del tempo ci sembra sempre di più di entrare in una routine lavorativa e perdere a poco a poco lo spirito del volontario».

Ci sono difficoltà anche nella vita "fuori dal centro", come ad esempio "l'invasione" di cimici ematofaghe in casa e la presenza di cani randagi piuttosto pericolosi per il quartiere. Nonostante le difficoltà del lavoro, i ritmi giornalieri tutt'altro che "latini" e le problematiche della vita quotidiana, i ragazzi sono decisi a continuare il progetto, grazie anche alla vicinanza e al supporto degli educatori del Centro.
Non ci resta che invitarli a resistere e continuare questa meravigliosa esperienza di vita affinché riescano a cogliere i numerosi regali che essa gli offrirà lungo il cammino.