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Picchia forte sulla vecchia carrozzeria, Joff. Sembra anche lui, come il deposito dei car rapides, uscito dalla fucina del diavolo. Se Dante fosse passato da Dakar, avrebbe preso spunto da qui per la divina narrazione. Inferno e contemporaneamente Paradiso. Perché ciò che per il nord del mondo è dannazione per il sud è rinascita.

Fotografie e testi a cura di Donatella Penati, per Carbamitù

Questa è un'Africa che non si piange addosso e che vuole continuare a riciclare i suoi pulmini che sono tra i mezzi più popolari di tutto il Senegal.
Prezzi popolari, aria condizionata naturale, tratte anche a richiesta e la varietà di un mondo coloratissimo che sale e scende e non si annoia mai. Quindi anche un modo di visitare l'Africa. Dal finestrino di un car rapide.

Ma anche qui non ci si improvvisa e le regole del marketing funzionano. I mezzi scartati da Francia e Belgio vengono inviati qui nel mitico deposito al centro di Dakar stretto tra la zona dei grattacieli delle multinazionali e quella del tribunale. Pieno centro insomma. Ma la legge dei rapides è quella dell'indotto e quindi dare lavoro a molte persone. Solo qui sono più di 150. Carrozzieri, motoristi, elettrauti, verniciatori e magici pittori che arabescano questi mezzi come cocchi da fiaba che non farebbero sfigurare principesse d’alto rango. E quindi sulle fiancate, sul cofano ed ovunque viene narrata la fantasia senegalese. Ed anche la storia. Così compaiono aquile, occhi spalancati sul mondo, figure geometriche e sirene e dove i colori dominanti sono il giallo, il bianco ed il blu. E non mancano “cartoline” da Touba, città cara all’Islam e seconda per fede solo alla Mecca, ed i "Santi locali", i Bamba, a protezione di mezzo e corsa e, perché no, richiamo per i clienti anche stranieri.

E così i trasporti non sono più tutta quella malinconia occidentale di sguardi sui telefoni o alla ricerca di noiose pubblicità o con gli occhi persi nel nulla. Sul car rapide nessuno si annoia e c'è sempre una storia da seguire o un santo da pregare. E poi queste meravigliose macchine, circa 3000 in tutto il Senegal, hanno anche una storia da raccontare, che ha inizio negli anni '60, quelli dell'indipendenza, e che da conduzione familiare passa a vera e propria micro-imprenditoria. Lat Dior, il Colombane, sono punti storici e paradigmatici di questa Africa con la voglia di fare. E ridare vita anche a ciò che sembra non averne più.

Andreas, l'elettrauto che ridà luce ai grandi occhi di questi mezzi che sembrano giochi per bimbi, mi fa osservare che qui viene tutto rifatto e nessun pulmino è uguale all'altro. Pezzi da museo quindi. Ed infatti la storia si riprende quello che aveva abbandonato. La Francia scarta, rottama e poi espone il suo dinosauro, diventato ora una Ferrari grazie al terzo mondo, nel Musée de l’homme di Parigi. E non come un giocattolo ristrutturato, ma nella zona dove si può "capire l'umano". Quasi come un'opera d'arte. Che però ora, in un tragico contrappasso, in patria sembra incontrare difficoltà a continuare a muoversi. E così, si programma la sostituzione delle macchine vere della fantasia con anonimi pulmini di provenienza cinese ed indiana, bianchi e spogli come dopo un'esplosione nucleare. E così anche i viaggiatori verranno irradiati dalla malinconia e dalla globalizzazione.

E che ne sarà di Joff, nero d'Africa e di olio motore, e di Andreas, che accende i fari più dolci sulla notte d’Africa, e del giovanissimo pittore di aquile, Marabutti e bandierine francesi, sempre a corto di colori dell’arcobaleno? E il tappezziere, finissimo artigiano che realizza i magici interni ad incastro (fino nei bottoni) di queste sontuose carrozze che arrivano, le sole, fino alle squallide banlieux? E l'uomo dei nastri, che accarezza le strisce di tessuto dai mille colori che finiscono di abbellire e proteggere queste mitiche civette della strada? Neppure i loro potenti Bamba possono proteggerli? Ma la determinazione di chi lavora e qualche santo moderno, forse si. Così raccontano le donne che gestiscono le toilettes e i baracchini della merce di strada alla stazione dei rapides. Tutti qui, e dal daffare che c'è ci si può credere, vogliono continuare a dare vita a questo mondo di fantastica autonomia e dignità, made in Africa. Nonostante tutte le proposte allettanti e miracolistiche. Ma per i miracoli si stanno attrezzando da anni qui. E intanto pregano tra grattacieli e car rapide. 

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Per maggiori informazioni sui reportage a cura dell'autore, vai su Carbaminù - Produzioni indipendenti.