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Violenza, sfruttamento sul lavoro, emergenza abitativa: questi i temi dibattuti a Torino al convegno finale della Carovana Migranti, iniziativa organizzata in collaborazione con l’Università degli studi di Torino Comitato Unito America Latina e Caraibi (già Unicuba) e con il Dipartimento di Culture, Politica e Società, che ha attraversato l’Italia nell’ultimo mese. Lo scopo? Far conoscere le storie dei migranti perché “la paura acceca il raziocinio e nasce quando non conosciamo l’altro”

Di Francesca Consogno

Partita il 22 novembre da Lampedusa, isola-cimitero divenuta simbolo di questa tragedia, la Carovana Migranti ha attraversato l’Italia, da sud a nord, portando con sè storie di chi l’immigrazione la vive continuamente sulla propria pelle, e di chi combatte per difendere i diritti di tutte le persone costrette a lasciare il loro paese d’origine, per intraprendere un viaggio incerto e pericoloso, in cui la posta in gioco è la vita stessa, negli stessi giorni in cui dal Centro America partiva la Caravana de Madres Centroamericanas buscando a sus migrantes desaparecidos. Organizzata da Amnesty International, Tavolo torinese per le Madri di Ciudad Juárez, la rete delle Case Rifugio per emigranti realizzate dalla Chiesa messicana e centroamericana, Nuestras Hijas de Regreso a Casa, Donne di sabbia, Donne in nero, Se Non Ora Quando?(Torino)e Sur-Società Umane Resistenti alla quale si sono uniti tanti altri, ha fatto sosta in 9 regioni, tra cui Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Lazio, Toscana e Lombardia, per arrivare a Torino il 5 dicembre dove si è conclusa con il convegno “Italia Messico, cammini che si incontrano. Dialogo a più voci sul fenomeno migratorio”.

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Argomento quanto mai attuale, l’immigrazione è sicuramente una questione da porre al primo punto dell’agenda dei grandi leader europei. I recenti eventi di Tor Sapienza a Roma rappresentano solo la punta dell’iceberg di quello che accade ogni giorno nel nostro paese.

<<Il problema - dichiara Rita Laura Segato, antropologa dell’Università di Brasilia - é il grado di violenza che domina la nostra società; è diventata una cosa normale, la sofferenza si è trasformata in spettacolo>>. Elena Petrosino, responsabile CGIL per il lavoro e i diritti di cittadinanza delle e degli immigrati/e, nel suo intervento, evidenzia le difficoltà che i migranti incontrano nel trovare lavoro in Italia, un lavoro fatto di buste paga fittizie, dominato dalla compravendita di permessi di soggiorno; in particolare nel settore dell’edilizia, si assiste a un aumento di partite Iva intestate a lavoratori immigrati che, nella maggior parte dei casi, non sanno di avere: dalla sua analisi, emerge che i datori di lavoro le richiedano ad insaputa dei dipendenti.

Arrivando in Italia, gli immigrati vorrebbero aver riconosciuti i diritti che gli erano stati promessi al momento della partenza, ma solo giunti alla meta si rendono conto che si trattava solo di favole. La crisi economica che il nostro paese sta attraversando non aiuta certo a risolvere la situazione, anzi la acuisce, facendola sfociare in una vera e propria guerra fra poveri. Il tutto, sommato alla paura di entrambe le parti, non fa che peggiorare i fatti, dando luogo ai fenomeni di razzismo che ben conosciamo e di cui siamo testimoni ogni giorno. <<Le frontiere da abbattere non sono quelle fisiche, ma quelle mentali, la paura acceca il raziocinio, nasce quando non conosciamo l’altro: è necessario creare spazi di confronto>> dichiara Berthin Nzonza, Mosaico-Azioni per i rifugiati, <<l’indomani della vittoria di Obama, Nelson Mandela affermò: “da oggi in poi, nessuno può avere più paura di sognare" eppure sembra che gli immigrati facciano veramente fatica a sognare>>.

Qual è la soluzione? Per i promotori della carovana si tratta prima di tutto di raccontare storie vere, di persone che questo viaggio lo hanno fatto, che sono arrivati in Italia, continuando ad affrontare enormi difficoltà, e non dimenticarsi che tutto questo sarebbe potuto capitare a ciascuno di noi, se solo fossimo nati nella parte sbagliata del mondo.

 

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