Logo
focsiv
Condividi

E' stata lanciata anche in Italia la campagna "STOP TTIP" con l'obiettivo di fermare l'accordo bilaterale tra Unione Europea e USA su commercio e investimenti.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere

 StopTTIP 184

 

Il 12 marzo ho partecipato a una serata organizzata da Attac Torino per presentare la campagna STOP TTIP, ho trovato alcuni esempi portati da Alberto Zoratti - coordinatore della campagna insieme a Monica Di Sisto - molto utili a rendersi conto di quanto si tratti di temi vicini alla nostra vita di tutti i giorni e quali potrebbero essere gli effetti nocivi di questo accordo una volta approvato (a questo link trovate la registrazione video della serata).

Prendiamo ad esempio la centrale termoelettrica di Vado Ligure, quella che si riconosce facilmente per le sue alte ciminiere rosse e bianche dette "i braghettoni", visibili viaggiando da Savona a Spotorno oppure partendo con il traghetto per la Corsica. La centrale a carbone di Tirreno Power è attualmente al centro di un'indagine per disastro ambientale doloso per il nesso di causalità tra le emissioni, le morti e l'aumento di patologie respiratorie e cardiovascolari riscontrate nella zona, e gli impianti a carbone sono sotto sequestro per il mancato rispetto di alcuni limiti di emissione. Queste azioni da parte della magistratura, aldilà del caso specifico, rispondono ad un principio di fondo del nostro ordinamento per cui la salute ed i diritti delle persone vengono prima della proprietà privata, e sono gli abitanti di una regione o di una nazione che possono decidere - attraverso le leggi - cosa debba essere ritenuto nocivo, quali contromisure prendere e quali rischi assumersi. Ritengo che si tratti di un principio sacrosanto, sancito anche dalla nostra Costituzione secondo cui l'iniziativa economica privata, pur essendo libera, non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà o alla dignità umana (articolo 41).

Secondo voi, avrebbe senso che un domani la Tirreno Power portasse in causa lo stato italiano perché il sequestro degli impianti a carbone o la richiesta di rispettare i limiti di emissione hanno diminuito i suoi ricavi? Se vi sembra fantascienza, dovreste fare più attenzione e guardarvi meglio intorno. Alcuni casi recenti sono ad esempio quello della società elettrica svedese Vattenfall che ha presentato ricorso contro il governo tedesco dopo la sua decisione del 2011 di uscire dal nucleare entro il 2024, in quanto questa decisione porterà a ricavi inferiori al previsto. O ancora, quello del gruppo statunitense Philip Morris che si è opposto al governo australiano per la decisione di vietare l'uso dei marchi sui pacchetti di sigarette per ragioni di salute pubblica.

Questo tipo di azioni legali, che gravano sulle politiche nazionali e sulle tasche dei contribuenti, mostrano quanto sia attiva ed attuale la logica secondo cui il profitto delle aziende dovrebbe venire prima dei diritti delle persone e della sovranità dei popoli nel determinare democraticamente il proprio sviluppo, l'opposto dell'articolo 41 della Costituzione ricordato prima. D'altronde, se da un lato si riconosce al consumatore la libertà di scegliere cosa vuole per sé - non credo che un'azienda produttrice di biscotti penserà mai di far causa ad un consumatore abituale che ha deciso di cambiare marca - ancor di più bisognerebbe riconoscere ai cittadini organizzati attraverso le istituzioni la libertà di decidere sul proprio futuro.

Eppure la logica dei trattati di liberalizzazione del commercio è proprio questa: togliere ogni ostacolo sia di tipo tariffario che di altro tipo alle operazioni commerciali e agli investimenti delle imprese, compresi i vincoli di tipo sociale o ambientale. Ricordate la storia dell'Accordo Multilaterale sugli Investimenti (MAI) di cui si parlava verso la fine degli anni '90? Era improntato alla stessa logica liberista ed è stato fermato in particolare per l'opposizione della Francia, sostenuta da una mobilitazione globale. Oggi, nonostante non manchno e siano sempre più evidenti gli esempi di quali siano i rischi reali di un accordo di questo tipo, l'Europa e gli Stati Uniti d'America stanno negoziando un accordo bilaterale sul commercio e gli investimenti - denominato TTIP (Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti) - ispirato a queste stesse logiche liberiste. Grazie a questo sistema di arbitrato per cui le società possono chiamare in causa gli stati per un mancato guadagno, l'accordo potrebbe avere effetti devastanti su di una vasta serie di temi: dalla salute all'ambiente, dalla cultura all'agricoltura. Per questi motivi sulle due sponde dell'Atlantico molte organizzazioni della società civile hanno avviato una campagna internazionale, appena lanciata anche qui in Italia, con lo scopo di fermare il TTIP come era successo con il MAI. La campagna italiana STOP TTIP, in particolare, vuole anche utilizzare questa occasione per costruire reti territoriali che sappiano coinvolgere numerosi soggetti e collegare esperienze diverse, per mostrare quanto questi temi riguardino noi tutti e la possibilità di costruire una società del benvivere.

Cosa puoi fare?

- Aderisci alla campagna STOP TTIP, seguila, sostienila e diffondila.

- Chiedi ai candidati alle elezioni europee di esprimersi su questo punto (l'accordo dovrà essere approvato dal Parlamento Europeo).