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Questa estate ho partecipato all'incontro nazionale dei Bilanci di Giustizia, un'occasione per riflettere sulla necessità di gruppi che esercitano la convivialità in questo passaggio d'epoca.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere

 

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- Dettagli dall'incontro dei Bilanci di Giustizia a Roverè -

 

Saranno necessari gruppi capaci di analizzare coerentemente la catastrofe e di esprimerla con un linguaggio semplice.

Essi dovranno saper patrocinare la causa di una società che si pone dei confini,

e farlo in termini concreti, comprensibili da tutti, desiderabili in generale e immediatamente applicabili.

Ivan Illich, "La convivialità", 1973

 

I Bilanci di Giustizia hanno festeggiato la scorsa estate il loro ventennale con l'incontro nazionale di Roverè (Verona). Era il 1993 quando l'incontro all'arena di Verona "Quando l'economia uccide ... bisogna cambiare" ha lanciato l'appello per reclutare un centinaio di famiglie disposte a rivedere il proprio bilancio famigliare nella direzione della giustizia. Alcune famiglie hanno aderito e da lì ha preso avvio la campagna che ha portato oggi ad avere aderenti e gruppi locali su tutta la penisola (per una presentazione dei Bilanci di Giustizia e delle esperienze delle famiglie rimando al libro "Prove di felicità quotidiana" di Luca Gaggioli e Antonella Valer, Terre di Mezzo 2011).

Quando siamo partiti 20 anni fa i temi portanti erano principalmente la giustizia e l'ambiente vissuti in una dimensione di testimonianza, ma durante la strada questi temi sono stati affiancati da altri altrettanto importanti. Già nei primi anni ci siamo accorti che giustizia e ambiente non sono in contraddizione con il nostro benessere, ma anzi lo sostengono. Una delle prime conquiste della campagna sta nel mostrare che la ricerca di un equilibrio ed una coerenza tra le diverse componenti della nostra vita (affetti, consumi, lavoro, relazioni, tempo, giustizia, ambiente, famiglia, amici, impegni, ....) aumenta la felicità, anche se le difficoltà non mancano. Noi oggi chiamiamo benvivere questa orientazione ad un benessere che sia liberante per tutti e per l'ambiente. L'esperienza dei Bilanci mostra che questo è possibile. Anche se non è sufficiente muoversi solo sul piano dei comportamenti personali - dobbiamo infatti organizzarci  su diversi livelli - la trasformazione che auspichiamo ha bisogno che i comportamenti rispettosi della giustizia e dell'ambiente diventino dominanti.

Inoltre, già da subito le famiglie dei Bilanci hanno iniziato a trovarsi in gruppo per potersi sostenere e scambiare le esperienze; questa dimensione collettiva costituisce un aspetto fondamentale sia a livello pratico che psicologico. Come scrivevo già un po' di tempo fa: "E deve essere così, perché abbiamo bisogno di aiutarci reciprocamente a "decolonizzare" il nostro immaginario collettivo per poter costruire forme diverse di economia. In questo percorso i gruppi possono svolgere un'importante funzione terapeutica, un po' come per gli alcolisti anonimi. Infatti la sobrietà è l'opposto dell'ebbrezza, e se vogliamo raggiungere la sobrietà felice dobbiamo superare la sbornia collettiva da consumismo prima che diventi troppo triste"(1). Anche Gaggioli e Valer vedono in questo un aspetto caratteristico dell'esperienza dei Bilanci di Giustizia: "... la condivisione (comunanza) delle azioni, il rafforzamento reciproco. Questo è ciò che caratterizza i Bilanci di Giustizia."(2)

Nel gruppo si può imparare più facilmente, e ci si può allenare a vivere nel concreto la dimensione collettiva e vedere come gli obiettivi comuni possono sostenere quelli individuali. Questo mi sembra un altro passaggio fondamentale per costruire comunità territoriali capaci di futuro, che saranno costituite da gruppi che hanno imparato i meccanismi per condividere gli obiettivi comuni e come fare per raggiungerli, e sono in grado di riproporre queste modalità ad un livello di scala più ampio, quello del territorio.

Ultimamente nel gruppo di Torino dei Bilanci di Giustizia abbiamo guardato insieme alcuni film, dopo avere iniziato con "L'ultima chiamata" siamo passati a "L'economia della felicità" di Helena Norberg-Hodge e Steven Gorelick.

 

EconomiaFelicita 

- L'economia della felicità -

 

Dopo la visione del film, nell'immancabile dibattito, abbiamo notato che se da una parte siamo convinti che per uscire dalla crisi sia fondamentale sviluppare il senso della comunità, dall'altra dobbiamo trovare esempi e storie di comunità sostenibili che siano proponibili e appetibili per la nostra società post-moderna. Non si tratta certamente di un compito facile: trovare un linguaggio ed un immaginario in grado di fare presa nel nostro mondo odierno.

Oggi, dopo 20 anni, i Bilanci di Giustizia stanno ridefinendo il proprio ruolo all'interno della grande transizione annunciata. In questa riflessione abbiamo trovato nell'idea di una scuola di alt(r)a formazione uno dei compiti principali in cui la campagna può mettere a frutto le sue esperienze. Mi pare ottimo, ma dobbiamo chiederci quale potrebbe essere lo scopo di questa scuola. Il suggerimento che mi sento di dare, per come ho vissuto questa storia, è questo: la scuola, attraverso il racconto e la specializzazione delle buone pratiche e dei comportamenti compatibili, dovrebbe portare ad esercitare e sviluppare il benvivere ed il ben-convivere che sostengono il cambiamento. La convivialità potrebbe essere l'obiettivo didattico della scuola, da declinare sia negli argomenti trattati che negli strumenti utilizzati e nell'ambiente di apprendimento, raccogliendo le molte indicazioni accumulate in questi 20 anni di esperienze: l'importanza delle reti e delle relazioni, l'attenzione alla soddisfazione dei bisogni, alle abitudini personali ed ai comportamenti collettivi.

So che non è facile, ma in molti stanno ragionando sulla necessità di pensarsi insieme. Questo passaggio dal benvivere al ben-convivere sarà un tema portante del prossimo incontro nazionale dell'economia solidale a Parma dal 20 al 22 giugno 2014. All'interno di questa prospettiva la scuola assume un ruolo fondamentale nel condividere il controllo sugli strumenti moderni; per ritornare a Illich: "Chiamo società conviviale una società in cui lo strumento moderno sia utilizzabile dalla persona integrata con la collettività, e non riservato a un corpo di specialisti che lo tiene sotto il proprio controllo".

 

Riferimenti

(1) Andrea Saroldi, "Costruire economie solidali", EMI 2003, p. 45.

(2) Antonella Valer e Luca Gaggioli, "Prove di felicità quotidiana", Terre di Mezzo 2011, p. 112.