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A Novacella nel maggio 2013 l'economia solidale ha incontrato l'economia del bene comune.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere

Novacella 300

- L'Abbazia di Novacella, sede del seminario tra economia solidale ed economia del bene comune -

 

Ferruccio Nilia, della rete di economia solidale del Friuli Venezia Giulia, mi aveva già parlato a settembre di questa esperienza tedesca a cui gli imprenditori aderiscono per chiedere di valutare tramite un apposito bilancio il contributo dell'azienda al bene comune, ed avevo registrato un appunto nella mia testa come argomento da approfondire. L'occasione è venuta con un articolo sul numero di ottobre 2012 della rivista "Vita" intitolato "La ricetta Felber per il bene comune", che mi ha segnalato mia moglie.

La proposta sembrava effettivamente interessante, è la prima sensazione è stata quella di una grande condivisione dell'approccio anche se il linguaggio ed i metodi utilizzati sono in parte diversi rispetto a quelli dell'economia solidale. Per approfondire ho letto il libro "L'economia del bene comune" di Christian Felber che ha confermato questa sensazione iniziale; in particolare, ci sono un paio di punti che ho molto apprezzato: da una parte l'autore dice da subito che l'economia del bene comune è una delle esperienze di trasformazione dell'economia che andrà ricombinata con altre esperienze sorelle, come l'economia solidale o l'economia della post-crescita. Dall'altra mi sembra che Felber prenda un po' le distanze dall'approccio della responsabilità sociale di impresa (RSI), affermando che l'economia del bene comune - pur rivolgendosi in primo luogo alle aziende - intende andare oltre l'approccio volontaristico della RSI, verso cui il mondo dell'economia solidale è molto critico.

Così a margine di uno dei nostri incontri ne ho parlato con Ferruccio, Nicolino Di Giano e Mauro Serventi, condividendo con loro l'interesse ad incontrare questo movimento che, nato nei paesi di lingua tedesca, sta iniziando a svilupparsi anche in Italia; abbiamo infatti notato che l'approccio seguito dall'economia del bene comune, che si rivolge in primo luogo agli imprenditori, può essere complementare alle caratteristiche più popolari dell'economia solidale. Non per niente, mentre la prima si sviluppa principalmente a partire dall'Europa Centrale, la seconda dal Sud America. Abbiamo così preso contatto con il Terra Institute di Bressanone (BZ), che sta portando in Italia la proposta dell'economia del bene comune, non a caso a partire dalla provincia bilingue dell'Alto Adige, che in tedesco prende il nome di Sudtirolo mostrando così quanto il punto di vista linguistico sia anche culturale e geografico.

Siamo riusciti insieme a Ferruccio e Nicolino a combinare a gennaio alla stazione di Verona un incontro con Günther Reifer e Mauro Visintainer del Terra Institute, e lì ho capito che avrei dovuto attrezzarmi per scrivere le ü con la dieresi. A parte questi dettagli tipografici, abbiamo verificato il reciproco interesse ad approfondire la conoscenza tra i due movimenti e siamo stati invitati ad organizzare un seminario di confronto all'interno del convegno "think more about - le giornate della sostenibilità" che si svolge a maggio a Bressanone.

Nella preparazione del seminario abbiamo pensato di condividere gli scenari di transizione ipotizzati dai due movimenti dell'economia solidale e dell'economia del bene comune per verificare le possibili convergenze, e quindi presentare alcune esperienze significative di ogni movimento che potessero essere utili per il confronto. Abbiamo così selezionato i relatori e cercato di portare a questo seminario un'idea che fosse almeno in parte condivisa su cosa sia e come intenda muoversi l'economia solidale italiana. A partire dall'ultimo convegno Gas-Des di settembre a Venezia, intitolato "Ricostruire comunità territoriali capaci di futuro", abbiamo notato come il tema della costruzione di comunità stia diventando centrale; infatti, le reti di economia solidale che andiamo costruendo appaiono sempre più come strumenti per sostenere la costruzione di comunità territoriali; da qui deriva una naturale disponibilità a collaborare con tutte le altre realtà che promuovono la costruzione di comunità territoriali orientate al benvivere di tutti.

Insieme a Nicolino, abbiamo partecipato al convegno di Bressanone dall'inizio, a partire dalla sera del giovedì, anche per farci un'idea dell'ambiente e dell'approccio seguiti dagli organizzatori e dai partecipanti; ancora una volta, ho notato che aldilà di alcune differenze di strumenti e di linguaggio, le visioni di fondo sono in buona parte sovrapponibili. In questo senso ho apprezzato, ad esempio, la relazione di Niko Paech dell'Università di Oldenburg sull'economia della post-crescita, in cui prova ad immaginare come le diverse forme di attività lavorativa - dall'autoproduzione al lavoro salariato - ed i diversi circuiti di provenienza dei beni - dagli scambi locali fino al mercato internazionale - si possano combinare tra loro su più livelli in modo da garantire a tutti la soddisfazione dei bisogni.

Nella giornata di venerdì ammetto di aver tagliato parte dei workshop, ma stavo cercando di preparare uno schema per il nostro seminario del giorno successivo in cui poter mostrare gli elementi comuni e le differenze di approccio tra i due movimenti. Mi ero un po' perso tra obiettivi, valori e carte di intenti, ma ho pensato che alla fine in qualche modo avremmo trovato il modo per riconoscerci.

Siamo così finalmente arrivati alla giornata di sabato 25 maggio 2013, in cui si è tenuto presso l'Abbazia di Novacella questo seminario su "Economia solidale ed economia del bene comune - Scenari e percorsi di transizione". Durante la mattinata, a partire dalla presentazione di Günther Reifer sull'economia del bene comune e dalle presentazioni di Soana Tortora, Ferruccio Nilia e Davide Biolghini sull'economia solidale abbiamo potuto verificare una buona sintonia sulla direzione da imprimere alla transizione evidenziando gli obiettivi comuni:

  • - cambiamento di sistema e di paradigma;
  • - promozione del bene comune e del benvivere di tutti;
  • - rispetto della Madre Terra;
  • - cura dei beni comuni;
  • - costruzione di comunità territoriali.

In particolare, penso che il concetto di benvivere dell'economia solidale si possa in buona parte sovrapporre a quello di bene comune. Anche le caratteristiche delle esperienze proposte sono in buona parte sovrapponibili, queste sono quelle che abbiamo identificato durante il seminario:

  • - giustizia e rispetto delle persone e delle comunità (sostenibilità sociale);
  • - partecipazione democratica;
  • - collaborazione;
  • - rispetto dell'ambiente (sostenibilità ambientale);
  • - valorizzazione del territorio;
  • - riconoscimento del limite.

Infine, anche per quanto riguarda gli strumenti utilizzati, si è rilevata una buona sintonia. Questi sono alcuni degli strumenti utilizzati, che abbiamo ritenuto facilmente integrabili tra loro:

  • - consumo critico e finanza etica;
  • - filiere partecipate;
  • - reti territoriali di economia solidale (DES);
  • - impiego degli utili per il bene comune;
  • - bilancio del bene comune (per imprese e per istituzioni), bilanci di giustizia (per famiglie e per gruppi).

Trovo che questi punti comuni siano importanti, perché a parole tutte le proposte di economia dicono di perseguire l'obiettivo di rendere per quanto possibile massimo il benessere di tutti, per cui la differenza tra le diverse proposte si può vedere nelle loro caratteristiche e negli strumenti utilizzati.

Nella sessione del pomeriggio, dopo i saluti di Christian Felber, siamo entrati più nel dettaglio di alcune esperienze tipiche dei due movimenti utili ad un confronto, ed in particolare la definizione del prezzo giusto (presentata da Sergio Venezia), il bilancio del bene comune (Toni Russo) ed i sistemi di garanzia partecipata (Nicolino Di Giano). In conclusione della giornata abbiamo raccolto alcune proposte di collaborazione tra i due movimenti, ed in particolare abbiamo creato un gruppo di lavoro comune coordinato da Lidia Di Vece e Bernhard Oberrauch per portarle avanti gradualmente. Durante il seminario abbiamo ricambiato l'invito a Bressanone invitando l'economia del bene comune a partecipare all'incontro nazionale dell'economia solidale di giugno a Monopoli, con la preparazione comune di una "officina solidale" sulle diverse forme di bilancio.

Sono soddisfatto di questa giornata che ho trovato fruttuosa; il ritrovarsi in questo modo su obiettivi e caratteristiche dell'economia significa secondo me che questi movimenti portano e condividono qualcosa di "antico come le montagne". Come scrive lo stesso Felber, "Le ipotesi sulla visione capitalistica dell'uomo sono state per la maggioranza smentite a livello scientifico. Sembra invece che: le persone tendano, secondo natura, alla cooperazione e all'aiuto reciproco, se non sono educate alla concorrenza; le persone abbiano il bisogno di servire la comunità e di far parte di una comunità" ("L'economia del bene comune", p. 181). Inoltre, come continua Felber, non si capisce perché le caratteristiche di una persona che vengono pubblicamente apprezzate, ad esempio la sua disponibilità a collaborare o la capacità di far stare bene le persone che gli stanno intorno, non dovrebbero essere le stesse con cui valutare le imprese e le iniziative economiche. Insomma, mi sembra che ci siano le basi per delle collaborazioni tra i due movimenti, e nella mia prospettiva vedo bene la associazione locale dell'economia del bene comune che si integra con il distretto di economia solidale. Le reti di collaborazione solidale consentono facilmente queste forme di integrazione. L'avvio è promettente; come direbbe mia mamma: "se son rose fioriranno".