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Siamo composti al 40% di abitudini, per questo è utile sapere come funzionano, per imparare a riconoscerle e a modificarle.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere

Abitudini 250

 

"Un'abitudine, se non contrastata, presto diventa una necessità”

(Sant'Agostino)

 

Ho da poco finito di leggere "La dittatura delle abitudini" di Charles Duhigg (trovate un buon assaggio pubblicato su Internazionale a questo link), scritto secondo lo stile del giornalismo americano che sviluppa il discorso attraverso molte storie vere, raccontate in modo avvincente.

Il tema del libro è questo: se impariamo a riconoscere l'importanza ed i meccanismi che regolano le abitudini possiamo comprendere meglio molte situazioni ed abbiamo in mano una leva in più per cercare di modificarle. Questo vale in primo luogo a livello personale, ma anche a livello di organizzazioni e di società, come mostrano i fatti raccontati da Duhigg.

Le abitudini funzionano secondo uno schema ad anello ripetitivo (il circolo dell'abitudine) in cui la comparsa di un segnale attiva l'esecuzione di una routine per ottenere una gratificazione. La ripetizione di questi cicli porta alla loro “programmazione” nel nostro cervelletto, per cui con l'abitudine le routine vengono eseguite in modo automatico alla comparsa del segnale di trigger (grilletto). In questo senso, le nostre azioni sono molto meno consapevoli di quanto ci possa sembrare, ma allo stesso tempo è possibile – con un po' di attenzione - riprogrammare le nostre abitudini così da eseguire una diversa routine che ci porti dallo stimolo alla gratificazione senza negarli.

Come racconta Duhigg, il successo di alcuni prodotti è stato creato dalla capacità commerciale di associarli ad una routine per l'ottenimento di una gratificazione, spesso legata ad un bisogno indotto dalla pubblicità. Per questo motivo le grandi aziende studiano con attenzione i nostri comportamenti, ed oggi questo potere di induzione è diventato ancora più forte con lo sviluppo delle tecniche statistiche e la disponibilità di grandi quantità di dati (big data) sui profili dei consumatori rispetto alle abitudini di acquisto. Per farsi un'idea di quante informazioni sui nostri acquisti sono disseminate nella rete, è istruttivo guardarsi questo video sui “veggenti del terzo millennio”. Il legame tra le abitudini ed i nostri bisogni è molto profondo, e si muove anche sul piano simbolico; per questo motivo le abitudini sono rafforzate dalle comunità e dai gruppi e a loro volta rafforzano il senso di identità.

Lo scritto mi ha interessato molto anche perché mostra per quale motivo esperienze come quelle dei Gas o dei Bilanci di Giustizia riescano effettivamente a modificare lo stile di vita, in quanto non negano i bisogni fondamentali ma piuttosto li soddisfano secondo altri schemi più efficaci. A partire da alcune abitudini chiave nei consumi e negli acquisti, le persone possono imparare a riprogrammare le proprie abitudini, ed il gruppo rafforza queste scelte.

Questo spiega la diffusione che i Gas continuano ad avere, a partire dall'abitudine chiave di acquistare insieme, secondo quelle che ho chiamato "Le leggi di espansione dei Gas". Queste stesse abitudini rafforzano l'identità del gruppo ed il senso delle proprie scelte. La "rivoluzione della lattuga" non è quindi una moda passeggera, ma si sta radicando proprio perché incide sulle abitudini della nostra vita di tutti i giorni creando identità.

Ora però che questa trasformazione nelle abitudini dei singoli ha superato il "punto critico" e si propaga per forza propria, dobbiamo riuscire a trasferire una trasformazione simile anche alle organizzazioni e alle reti di economia solidale.Come si organizza una filiera? Con quali ruoli? Come si avvia collettivamente un'impresa per produrre un bene o un servizio di cui abbiamo bisogno che non è disponibile nei circuiti dell'economia solidale? Come possiamo valutare un'impresa che si avvicina al mondo dell'economia solidale? Come possiamo accompagnarne la transizione? Sono tutti schemi di gioco che dobbiamo imparare.

In questo siamo agli inizi, ma la disponibilità di meccanismi organizzativi già in parte collaudati per rispondere in forma collaborativa alle prossime difficoltà rappresenta una risorsa fondamentale per affrontare la traversata.