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Una filiera partecipata da produttori e consumatori è sempre una bella storia da raccontare, anche se il finale è molto incerto.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere

 

 SpigaMadia 1 300   SpigaMadia 2 300

- www.desbri.org -

 

Se viaggiate tra Milano e Monza potete ritenervi fortunati se tra un capannone, un parcheggio ed un supermercato riuscite ad intravvedere un campo coltivato. I proprietari dei campi ripongono le loro speranze nel piano regolatore ed invocano un cambio di destinazione per poter vendere il proprio terreno, con il risultato che fino a qualche anno fa se un cittadino voleva mangiare del pane biologico doveva farlo viaggiare per almeno un centinaio di chilometri.

In questa situazione, dotati di una buona dose di coraggio e forse anche di un pizzico di sana pazzia, la retina dei Gas e il distretto di economia solidale della Brianza nel 2006 hanno avviato il progetto "Spiga e Madia" che ha fatto scuola. Hanno messo in piedi una filiera per produrre un ottimo pane locale e biologico con il coinvolgimento di tutti i soggetti: un proprietario, due cooperative sociali agricole e un produttore di montagna, il mugnaio, cinque panificatori ed i Gas. Il produttore dell'Alta Brianza coltiva la segale (20 q.li l'anno), ed il progetto per lui costituisce una possibilità di accesso al mercato in un contesto difficile per le micro aziende artigianali.

Insieme di anno in anno decidono quanto e cosa coltivare, quanta farina e quante forme di pane produrre e come gestire i diversi passaggi della filiera, condividendo i risultati e le difficoltà. Ogni anno le prenotazioni aumentano e sono arrivate nel 2012 a coinvolgere 600 famiglie e una decina di ettari per un totale di 19'200 pagnotte da 0,750 kg.

Ora però la storia si complica enormemente, perché il campo di Caponago (MB) su cui viene coltivata la granella delle varietà Blasco e Bologna si trova sul tracciato dell'ennesima tangenziale milanese chiamata TEM (Tangenziale Est esterna di Milano), che collega l'A1 alla A4 attraversando il Parco Agricolo Sud Milano. I lavori stanno per iniziare, nonostante lo studio che i Comuni interessati hanno richiesto all'istituto Polinomia per analizzare i vantaggi e le possibili varianti del progetto dubiti seriamente dell'efficacia dell'opera nella riduzione del traffico sulla attuale tangenziale e proponga delle soluzioni alternative meno costose.

A settembre 2012 i brianzoli hanno trovato il campo recintato dalla società concessionaria per i lavori dello svincolo di accesso, anche se non è ancora chiaro se ci siano tutti i due miliardi di Euro che servono complessivamente per realizzare l'opera, che rischia quindi di essere avviata per fermarsi dopo qualche mese.

Ora i brianzoli stanno cercando di reagire e come portatori di un interesse collettivo che comprende biodiversità, sovranità alimentare, accesso al cibo, filiera corta, prezzi equi e solidarietà sociale hanno presentato una istanza alla Direzione Ambiente della Commissione Europea; si tratta della prima volta in cui una questione di questo tipo viene posta da un paese del Nord. Il finale è ancora da scrivere, ma comunque vada costituirà un precedente importante per le comunità che vogliono rivendicare il diritto di poter coltivare quello che mangiano e mangiare quello che coltivano.

 

Riferimenti

 - Sito del comitato verso il Distretto di Economia Solidale della Brianza (DesBri)

 - Articolo su Altreconomia

 - "Il capitale delle relazioni", capitolo 6.