Logo
focsiv
Condividi

Ammetto di non essere un granché nel comunicare la necessità di un cambiamento; mi sembra talmente evidente il fatto che così non funzioni, che mi dimentico di spiegare il motivo delle mie scelte.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere

Potrò sembrare un po’ strano se salgo le scale a piedi o vado a lavorare in autobus, passo molto tempo al computer per rispondere a chi chiede informazioni o viaggio per partecipare ad un incontro sull’economia solidale; anche perché non è automatico passare dalla percezione della crisi alla scelta di una direzione in cui muoversi. Devo quindi imparare a raccontare questi passaggi, almeno per come li vedo io.

Credo che sia stato verso la fine degli anni ’70 quando mio padre ha introdotto in casa il tema dei “Limiti dello sviluppo” con lo studio pubblicato dal Club di Roma nel 1972. In particolare, ricordo di essere stato colpito dal grafico che mostra una proiezione dello sviluppo negli anni del sistema mondiale ottenuta attraverso una simulazione al computer.

 

LimitiSviluppo

- www.mindfully.org -

 

Nel grafico, la linea azzurra indica la popolazione, che passa dall'espansione al crollo in seguito al consumo delle risorse non rinnovabili (linea verde) e all'aumento dell'inquinamento (linea rossa). Ovviamente, la simulazione non ha la pretesa di prevedere esattamente ciò che avverrà, ma di mostrare l'andamento qualitativo e la scala dei mutamenti. Ancora oggi quando guardo questo grafico, che mostra le proiezioni nel caso in cui l'umanità prosegua secondo la tendenza attuale ("business as usual"), mi vengono i brividi. Lo scenario che indicano le curve colorate è agghiacciante: l'umanità, trascurando i limiti fisici del pianeta, si sta dirigendo verso il collasso. Ai miei occhi, un dimezzamento della popolazione mondiale in 75 anni equivale ad una guerra planetaria, per non parlare della enorme disparità nella distribuzione delle risorse che il grafico dei valori medi non mostra.

Intendiamoci, la miseria e le sofferenze sono sempre esistite, ma incominciavo a rendermi conto che sotto questa crisi annunciata c’era qualcosa di strutturale, che le scoperte e le tecniche messe a punto dall’umanità non vengono utilizzate per migliorare la situazione complessiva in una prospettiva durevole, ma piuttosto per correre più in fretta senza chiedersi dove. E’ pur vero, come scrive Fritz Schumacker, che “capire come sia possibile la crescita infinita del consumo materiale in un mondo finito non richiede molto di più che un semplice atto intuitivo”, ma come ammette lui stesso "Forse è stato utile impiegare un computer per ottenere risultati che ogni persona intelligente può ottenere con l'ausilio di pochi calcoli sul retro di una busta, perché il mondo moderno crede nei computers e nella massa dei fatti, e aborre la semplicità" (“Piccolo è bello”, Mondadori, 1977, p. 97).

All'inizio degli anni '90, riguardando il grafico con maggiore attenzione (nel 1993 è stato pubblicato un aggiornamento dello studio con il titolo "Oltre i limiti dello sviluppo"), mi sono reso conto di trovarmi esattamente nel periodo di massima disponibilità di cibo pro-capite (linea viola, la linea marrone indica il prodotto industriale pro-capite). Ne ho tratto due conclusioni immediate: la prima è stata organizzare una cena per celebrare l'evento, la seconda iniziare insieme ad alcuni amici a raccogliere informazioni su come intervenire nel nostro quotidiano per diminuire il carico ambientale e le diseguaglianze sul pianeta. Di fronte a questo genere di problemi rischiamo di sentirci schiacciati e quindi di rimuoverli; per fortuna abbiamo incontrato il consumo critico, grazie in particolare al lavoro di Francuccio Gesualdi.

Predatori 400 

- Centro Nuovo Modello di Sviluppo, "Nord/Sud, predatori, predati e opportunisti", Ed. EMI 1993, disegno degli allievi del Liceo Artistico di Lucca -

 

Il disegno esprime bene l'idea di come sia la nostra collaborazione a tenere in piedi un sistema ingiusto, e quindi come sia necessario intervenire sulle nostre scelte per ridurre il nostro impatto e l'ingiustizia. Se la crisi è strutturale bisogna però provare a capire non solo come limitare i danni, ma anche come costruire una alternativa al livello di organizzazione della società; da questa esigenza e dalla conoscenza di Euclides Mance è nata la mia passione a partire dal 2000 per la strategia delle reti di economia solidale.

Le reti di economia solidale costituiscono una alternativa sostenibile al sistema attuale, con il vantaggio di poter essere costruite a partire dalle realtà esistenti; in questa prospettiva, esperienze come quella dei Gas vengono viste sotto una nuova luce: non si tratta solo di mitigare attraverso le scelte personali gli effetti negativi del nostro stile di vita, ma anche di costruire un'alternativa durevole in grado di migliorare il benvivere di tutti. Dobbiamo intervenire su diversi piani, dal personale al mondiale, come in un grande gioco di costruzioni che si svolge contemporaneamente su più livelli.

 

 CosEcoSol 400

- Andrea Saroldi, "Costruire economie solidali, Ed. EMI 2003, disegno di Stefania Pravato -

 

Racconto tutto questo solo per segnalarvi che certe idee sono troppo stratificate nel mio cervelletto per cui - nonostante un notevole livello di incoerenza - alcuni comportamenti scattano in modo quasi automatico, senza stare a raccontare le motivazioni che mi spingono. Insomma, ritengo di non essere un buon animatore: mi dimentico troppo spesso che per ognuno di noi è necessario avere sia del tempo che la possibilità di una elaborazione autonoma prima di potersi attivare (vedi “Attivi per la pace” di Parknäs Lennart, un percorso dalla disperazione all’azione).

Ultimamente, quando provo a presentare le proposte dell’economia solidale, introduco il quadro generale dicendo che la nostra società si trova immersa in una serie di problemi strutturali che possiamo riassumere in quattro domande aperte: domanda di giustizia, domanda di natura, domanda di benessere e domanda di senso. Potrei raccogliere una valanga di grafici per mostrare la profondità di queste problematiche: sulla ripartizione delle risorse, sui cambiamenti climatici, le fluttuazioni della borsa, l’indice di felicità, il picco del petrolio, il consumo di risorse, la perdita di biodiversità o la deforestazione. Per vostra fortuna eviterò di farlo; il problema che mi pongo in questo momento è come si possa passare dall’analisi all’azione.

Per fortuna, queste quattro domande spingono tantissime persone, in numero sempre crescente, a chiedersi come possiamo intervenire, a proporre e sperimentare delle soluzioni per limitare i danni del nostro modello di sviluppo e allo stesso tempo costruire delle alternative.

Dal mio punto di vista, questo si lega direttamente alla ricerca di un senso nelle azioni che svolgo durante la mia giornata, ma forse c’è qualche passaggio che tendo a saltare e quindi vale la pena di indagare meglio. In quale senso queste proposte costituiscono un’alternativa? Forse chiarire questo punto può aiutare a presentarle meglio, anche se poi naturalmente ognuno si regola in base alle proprie convinzioni e alla sua situazione.

Il punto è quindi collegare in modo chiaro le proposte dell’economia solidale alle crisi in cui ci troviamo, per mostrare come possano aiutare a costruire delle risposte concrete. Dal punto di vista dei principi direi che ci siamo, perché la sostenibilità sociale ed ambientale insieme alla ricerca del massimo livello possibile di benvivere per tutti costituiscono la base stessa dell’economia solidale (vedi ad esempio la "Carta RES"), ma dobbiamo mostrare cosa questo possa significare da un punto di vista pratico.

In preparazione al convegno Gas-Des de L'Aquila, abbiamo svolto un primo passaggio in questa direzione provando a raccogliere in definizioni di sintesi le "colonne dell'economia solidale", ovvero le caratteristiche mostrate nella pratica da questo tipo di esperienze. Questi i titoli delle 10 "colonne":

1) L'economia solidale promuove i beni comuni

2) L'economia solidale è fondata sul rispetto della "Madre Terra" e sul "benvivere" di tutti

3) L'economia solidale propone modelli collaborativi

4) L'economia solidale si basa sulle relazioni

5) L'economia solidale promuove il legame con il territorio

6) L'economia solidale incorpora il senso del limite

7) L'economia solidale si sviluppa nelle reti

8) L'economia solidale è una trasformazione sociale

9) L'economia solidale difende i diritti

10) L'economia solidale ridimensiona il ruolo del mercato

 

Credo che sia abbastanza chiaro come questa proposta si trovi agli antipodi rispetto alla teoria dell'attuale sistema economico in cui ci troviamo immersi. Inoltre, non si tratta di una enunciazione di principi, ma di caratteristiche mostrate nella pratica dalle esperienze di economia solidale. Vi pare sufficiente? Il problema non è tanto trovare delle definizioni che siano inconfutabili dal punto di vista teorico, ma che siano ragionevolmente convincenti. In effetti, ognuno di questi punti andrebbe raccontato. Non voglio tirarla ancora troppo per le lunghe, ma posso provare a considerare un esempio recente riportando un messaggio inviato di recente da Deborah di Piacenza sulla mailing list dei Gas.

 

Ciao a tutti,

   ieri mentre ascoltavo le notizie collegate allo sciopero dei camionisti, ai supermercati vuoti, alle solite ladronerie di prezzi alle stelle dei prodotti alimentari e ai deliri della gente che si accaparra scatolette per far fronte a questa "urgenza alimentare" pensavo al nostro modo di fare spesa tramite gas e produttori locali e mi dicevo che, grazie proprio al tipo di scelta che abbiamo fatto, questo problema, a me personalmente, non si è presentato, i prodotti che utilizzo quotidianamente li trovo tutti.
Pasta, riso, arance, mele e altra frutta arrivano dagli ordini del gas, la verdura la vado ad acquistare direttamente al Giarone, all'azienda agricola Trebbiola, alla Magnana ed ora anche presso la Bottega Amica della Coldiretti (dove troviamo comunque bene o male le stesse aziende).

Insomma pare proprio che il nostro modo di acquistare locale sia una risposta appropriata e vincente al nuovo che avanza, provate a leggere l'articolo apparso domenica su Repubblica a proposito del pane surgelato che arriva dalla Romania, sì pane e non farina, e poi ditemi se non viene voglia anche a voi di farvelo in casa a mano, con impastatrice, con macchina del pane, ma con farine appena macinate e di provenienza colline piacentine!!!!

In più oggi sono andata alla Bottega Amica, spaccio Coldiretti, e ho trovato una bella sorpresa: sconto su tutti prodotti del 10% fino al termine della protesta degli autotrasportatori, una risposta opposta a quella della distribuzione classica, iniziativa, direi, apprezzabile e da non lasciarsi sfuggire.

 

Mi sembra un esempio chiaro di come le pratiche che stiamo portando avanti costituiscano delle risposte di benvivere collaborativo di fronte alla limitatezza delle risorse, finanza impazzita e crisi di fiducia. Allora, che ne dite, vi pare che un approccio di questo tipo per idee guida ed esempi possa funzionare? Possiamo provare con un test: adesso che siete riusciti a leggere fin quaggiù, vi sembro ancora un po’ stranetto quando faccio il giro della casa per spegnere le luci rimaste accese?

 

Riferimenti

 - Guido Viale, "La Grecia siamo noi", da "Il Manifesto" del 17 febbraio 2012.

 - Graham M Turner, "A Comparison of the Limits to Growth with Thirty Years of Reality", CSIRO 2008.

 - Gianfranco Bologna, "I limiti dello sviluppo 40 anni fa e i limiti dello sviluppo nel 2052", 11 maggio 2012 su www.greenreport.it.