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Si è appena conclusa la manifestazione nazionale No Tav di assedio-assalto alla Maddalena di Chiomonte in Valsusa. Questa sera provo una profonda amarezza, quella di rivedere un brutto film che ho già visto 10 anni fa a Genova. La trappola della violenza è scattata.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere

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Ora i giornali riportano le cronache della battaglia ed il conto dei feriti, e nessuno si occupa delle ragioni dei manifestanti. La vera battaglia non si svolge alla Maddalena, ma sulle pagine dei giornali. E' lì che bisogna bucare.

E se i giornali e le televisioni sono quelli che sono, dobbiamo trovare delle forme che siano a prova di mass-media, offrire immagini più forti di ogni ambiguità (foto da www.notavtorino.org). Non basta aver ragione, dobbiamo avere anche fantasia ed una dose supplementare di coraggio. E notate che non ne faccio una questione di principio su cosa sia giusto o sbagliato, ma semplicemente di strategia su cosa sia più efficace.

Credo che dovremmo imparare a prendere nettamente le distanze dalle forme di lotta violente che fanno il gioco di chi vuole il TAV, ed aprire un concorso di idee per cercare le forme che si muovono inequivocabilmente sul piano simbolico, quello in cui i rapporti di forza sono rovesciati a favore di chi ha ragione e di chi soffre. Dobbiamo trovare il modo per riportare lì lo scontro, offrire ai giornalisti immagini migliori, smuovere altre corde.

Cari Notav, apprezzo moltissimo quanto avete fatto in questi anni. Siete stati più astuti, avete capito 20 anni prima degli altri che il TAV non si farà, semplicemente perché si tratta di un investimento troppo oneroso e rischioso per poter raccogliere i finanziamenti (vedi ad esempio lo studio del Prof. Angelo Tartaglia sulla convenienza economica dell'ipotizzata linea ferroviaria Torino-Lione).

E allora dovete trarne le conseguenze. La storia vi darà ragione e il TAV non si farà, i politici prima o poi se ne renderanno conto, ora il vero problema è convincere la cosiddetta opinione pubblica, quella che guarda distrattamente la televisione ed il giornale al bar prendendo un caffè.

Per questo penso che dovremmo cercare delle nuove immagini, che possano parlare direttamente agli occhi. Lo so che non è facile, e non ho la soluzione; quindi mi rivolgo a voi: questo è il momento di sfoderare tutta la vostra intelligenza e la vostra fantasia. I conflitti territoriali aumenteranno a dismisura nei prossimi anni, per questo la Valsusa è così importante per sperimentare forme nonviolente di gestione del conflitto in grado di umanizzare le parti in causa ed evitare di scivolare nella barbarie.

 

Riferimenti

 - Lettera di un No Tav deluso

 - Nanni Salio: "Caro Gandhi No Tav, e adesso cosa dobbiamo fare?"

 - Lorenzo Guadagnucci: "Val di Susa, ora qualcuno risponderà alle domande vere?"