Logo
focsiv
Condividi

L’incredibile risultato dei referendum ci porta in questi giorni a interrogarci su quali meccanismi siano stati attivati per convincere metà degli elettori a recarsi alle urne. Per me resta un mistero, che mi fa ripensare all’esperienza estremamente istruttiva e coinvolgente che ho vissuto all’interno della Rete di Lilliput, a cavallo tra i due millenni, e alla lezione che insieme agli altri lillipuziani stiamo cercando di trarne.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere

 Galassia 300

- newsspazio.blogspot.com -

 

Penso che la nostra valutazione su cosa sia stata la Rete di Lilliput sia inevitabilmente influenzata dalla visione su come debba avvenire la transizione, quali tipi di soggetti la debbano promuovere e con quali forme. In particolare, nello scontro titanico tra stato e mercato, credo che la nostra mente sia naturalmente portata a immaginare un terzo soggetto forte (la cosiddetta società civile?) che si possa contrapporre nella lotta. Un soggetto che sarà anche composto da tante formichine, ma pur sempre un esercito.

Facciamo fatica a evocare altre immagini, come la goccia che scava la pietra, il torrente che arrugginisce la spada, la carta che avvolge il sasso, il tarlo che polverizza il mobile di legno massiccio, il fango che neutralizza i carri del faraone, il granello di sabbia che inceppa l’ingranaggio. Le lunghe discussioni sulla Rete di Lilliput come soggetto politico forse nascondevano proprio questo, la volontà di contrapporre un soggetto forte in grado di combattere contro altri soggetti forti. Con le dovute proporzioni infinitesimali… mi ricorda l’attesa di un messia potente con tanto di esercito per scacciare gli occupanti romani, aspettativa incapace di riconoscere alcun valore al figlio di un falegname di un paesello di provincia insieme alla sua banda di amici scappati di casa.

Ammetto di essere affetto da ottimismo cronico, ma l’ultimo referendum mi rafforza e credo ci possa insegnare molto. Ritengo che la trasformazione attuata dalle reti, da Lilliput in poi, avvenga in modi diversi, ma non meno efficaci. Anzi, si tratta secondo me di modalità estremamente efficaci se consideriamo i risultati rispetto alle forze in campo.

Come scrive Nicolò Bellanca: «Quando l’azione collettiva mette in palio fini di lungo periodo dei soggetti coinvolti, diventa partecipazione politica. E diventa fonte di nuovo potere: nessun potere è superiore a quello suscitato dalla partecipazione politica, poiché questa solamente ha la capacità di influenzare ‘chi’ noi siamo e ‘chi’ possiamo diventare» («L'economia del noi», Università Bocconi Editore, p. 185).

Questo è il potere più forte, mostrare cosa può essere praticato, rendere ammissibile ciò che prima era inconcepibile. Questo è il «compito storico» che a mio parere ha svolto la Rete di Lilliput, naturalmente non da sola, in questo passaggio di millennio. Non basta dire «un altro mondo è possibile», bisogna mostrarne qualche pezzettino. E questa è la mia idea sull’evoluzione della Rete di Lilliput: nonostante un articolo di Repubblica abbia recentemente tentato di rievocarla, la Rete di Lilliput non è né viva né morta, è esplosa. Schegge impazzite si sono conficcate qua e là diffondendo la loro dose di veleno benefico, si sono a loro volta confuse e sono state contagiate. È pur vero che qualcosina resta ancora da fare, ad esempio per la parte organizzativa e la pressione sui politici, ma pensiamo che un unico soggetto debba fare tutto questo? E agli altri non vogliamo lasciare proprio niente?

Se guardo alla diffusione dell’idea dell’acqua come bene comune non trovo un soggetto forte che la stia promuovendo, eppure in qualche modo l’idea è passata, anche se ovviamente è ancora necessario trarne le conseguenze sul piano organizzativo.

Se osservo il mondo dei Gas, che conosco meglio, mi sembra incredibile il lavoro che hanno svolto in questi anni nel rendere credibile e quindi praticabile un tipo diverso di relazione con i produttori e di conseguenza tra le persone. L’assenza di una struttura centrale e di un marchio forte sono a mio modo di vedere il segreto della loro diffusione, pur con tutti gli aspetti critici che questo comporta. Per fortuna i Gas non sono un soggetto forte, per fortuna i grandi media non se ne sono quasi accorti se non per un fatto di costume, per fortuna ogni mattina alla radio non sento le dichiarazioni del portavoce di turno della SCO (Società Civile Organizzata). La lotta si sta svolgendo a un livello molto più profondo, quello dell’immaginario, l’unico in cui abbiamo qualche possibilità. Ed è l’immaginario a nutrire il consenso che sostiene la baracca.

Marcos direbbe: «Noi abbiamo già vinto, il loro problema è che non se ne sono ancora accorti». E io aggiungo: «In fondo abbiamo lo stesso problema, neanche noi ce ne siamo ancora accorti!». Rendersene conto significa accamparsi in tenda per raccogliere in fretta qualche oggetto dalla baracca prima che crolli e nel frattempo costruire una nuova casa su di un terreno stabile un po’ più in là. In fondo, è proprio questo l’argomento di cui parleremo in questi giorni a L’Aquila al convegno nazionale Gas-Des dal titolo "L'economia solidale, oltre la crisi".