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Questo è il titolo di un'opera teatrale di Eric-Emmanuel Schmitt. La vicenda inizia con un uomo e una donna che entrano in un appartamento. Lui - scrittore di gialli - arriva dall'ospedale, ha avuto un'amnesia in seguito ad un colpo alla testa e sta cercando di ricordare il suo passato.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere

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Lei è la moglie, o almeno dice di esserlo, e quella sarebbe la loro casa, ma lui non ricorda. Consiglio alle persone sposate, o a chi intende sposarsi, di vedere lo spettacolo se capita oppure di leggere il testo (Edizioni e/o).

Sulla quarta di copertina l'autore presenta l'opera in questo modo: Piccoli crimini coniugali ha avuto un'adesione violenta da parte del pubblico. All'uscita del teatro, le coppie reagivano diversamente a seconda dell'età: i ventenni mi dicevano "Sei crudele!", i quarantenni "Che realismo!", i sessantenni "Che tenerezza!". Avevano tutti ragione! A vent'anni si vorrebbe che l'amore fosse semplice. A quarant'anni si scopre che è complicato. A sessanta sappiamo che è bello proprio perché è complicato.

Tra un colpo di scena e l'altro, che naturalmente mi guardo bene dal raccontarvi, si sviluppa la vicenda che è anche una riflessione sul matrimonio, con diversi passaggi che mi sono piaciuti. Ad esempio l'enunciazione chiara di quanto la famiglia possa diventare un alibi supremo per nascondere un allevamento di egoismo mascherato da altruismo, oppure il mistero che si nasconde dentro una coppia che riesce ad avere una storia lunga e costruire una casa che resista all'erosione delle termiti: Quegli insetti che mangiano travi e pilastri. Non si vedono e non si sentono, continuano a rosicchiare finché un giorno la casa crolla. Tutto era diventato vuoto senza che nessuno lo sapesse.

Devo consigliarlo ai fidanzati del corso di preparazione al matrimonio del Punto Familia, che tra l'incontro con il medico, quello con il cuoco e quello con il sacerdote si trovano nel programma anche un incontro dedicato agli stili di vita con il sottoscritto.

In queste serate propongo ai fidanzati di considerare la famiglia che si preparano a creare ed i suoi legami con il mondo da un punto di vista particolare: quello dei flussi in entrata e in uscita dalla loro nuova casa. Quali input: materiali, energia, cibi? Quali output: rifiuti, acqua, calore? Potrà sembrare un punto di vista un po' materialistico, ma in realtà è una scusa per fornire nel corso della serata qualche indicazione su come fare e dove trovare le informazioni, una specie di condensato di questa rubrica.

Ma siccome non voglio sfigurare rispetto agli altri docenti che sono dei professionisti nei loro settori, cerco di darmi un tono e nell'introduzione della serata provo a parlare della costruzione di una famiglia. Mi sto convincendo che per avere qualche possibilità di resistere alla decadenza dell'amore serva un'idea, un progetto, un sogno. Ognuno dovrà cercare la sua risposta, la mia oggi è che la famiglia può essere un eccezionale cantiere di benvivere, qui si possono sperimentare e praticare gli stratagemmi che consentono allo stesso tempo di stare bene noi, i nostri cari, gli altri e la natura.

E così, dal prossimo incontro, oltre alla "Guida al consumo critico" - da tenere su di una mensola in cucina a fianco del libro di ricette regalato dalla suocera - consiglierò di leggere o vedere anche "Piccoli crimini coniugali", e magari pure il film "Casomai" di Alessandro D'Alatri.

All'inizio ero abbastanza dubbioso sull'utilità di tenere questo incontro all'interno del corso per fidanzati, ma un po' alla volta mi ci sono abituato. La scelta di Max e Mary che, dopo aver seguito il corso, hanno deciso di organizzare la lista nozze presso una bottega del commercio equo e solidale mi ha rassicurato; qui sotto trovate il loro racconto.

 

Come tutti abbiamo cercato un po' qua e un po' là dove fare la lista nozze. Siamo andati persino in uno di quei negozi super chicchosi del centro, pieno di cose molto belle..., certo le cose belle piacciono a tutti, ma in quel posto non ci sentivamo a casa: abbiamo sentito subito che non era nel "nostro stile"!

Così... ci siamo ricordati di Casa Wiwa e un giorno di fine luglio siamo andati e lì abbiamo trovato quello che cercavamo! Abbiamo trovato innanzi tutto cose fatte con amore, cose fatte per durare... oggetti provenienti dai paesi più disparati che evocano culture, abitudini, suoni e sapori di popoli con i quali siamo venuti a contatto e dei quali abbiamo dei piacevoli ricordi, oppure cose realizzate qui in Italia da mani di ragazze e ragazzi disabili o meno fortunati. Soprattutto abbiamo trovato un modo per lanciare un messaggio, per fare conoscere ai nostri amici e parenti un mondo parallelo che si avvicina un po' ad un'economia di tipo "solidale" e si allontana da quella "consumistica" che imperversa... infatti ci siamo raccomandati con i ragazzi di Casa Wiwa di accogliere i nostri amici e parenti spiegando loro cosa significasse "commercio equo e solidale". E... i ragazzi di Casa Wiwa hanno fatto bene il loro "mestiere": hanno accolto, spiegato, presentato i prodotti con semplicità e chiarezza, hanno disposto in un ampio spazio gli oggetti da noi scelti con gusto e fantasia. Fra i prodotti che abbiamo scelto ci sono prodotti di consumo come pasta, detersivi, prodotti per cosmesi ed il filtro per l'acqua... sempre con lo scopo di far conoscere e apprezzare prodotti più naturali, più etici... ma non per questo meno efficaci e di qualità!

Il nostro parere sull'operazione è nettamente positivo! Il commento di chi vi è andato rispecchia un po' quello che abbiamo provato noi... la sensazione di stupore e di meraviglia, quella che si prova quando si scopre un mondo nuovo, inatteso, ma anche una sensazione di pace e serenità nel cuore che provi quando sei nella convinzione di aver fatto "una cosa buona" (etica), per gli altri e per te! Infatti molti dei nostri amici e parenti che sono andati per la lista nozze si sono trovati così bene che sono poi ritornati... ed era quello che volevamo!”