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Visto che la rubrica si occupa di benvivere, il lettore si chiederà di cosa si tratti. Troverete la risposta, ma vi serve un briciolo di pazienza per leggere fino in fondo.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere

 

Manaualetto 600Euclides Mance

 

Ognuno ha i suoi riferimenti, io devo moltissimo al filosofo brasiliano Euclides André Mance (nella foto di www.danielecavallotti.it), fondatore dell'Istituto di Filosofia della Liberazione. L'ho incontrato per la prima volta a Porto Alegre nel gennaio 2002, ho parlato con lui dieci minuti ed avevo un'idea molto vaga di cosa si occupasse, ma al ritorno dal Brasile la mia valigia conteneva il suo libro "A Revolução das Redes" ("La rivoluzione delle reti").

Quella estate sono andato in vacanza in Valtellina, e alla sera mentre il resto della famiglia dormiva ho provato a leggere il libro in portoghese, lingua che non conosco. Forse non capivo proprio tutto, ma ho vissuto con il testo un clima empatico in cui la comprensione andava ben oltre la traduzione, ed un bicchiere di vino facilitava il compito. Più avanti Gigi Eusebi mi avrebbe aiutato nella lettura del testo in portoghese, e ancora dopo sarebbe stata pubblicata dalla EMI l'edizione italiana.

Il libro presenta le reti di collaborazione solidale come risposta auto-organizzata alla deriva dell'economia mondiale, secondo una strategia di trasformazione che può essere praticata a partire dalle esperienze esistenti di economia solidale. Ma il primo capitolo, dedicato ai concetti di base, parte proprio dal bem-viver.

Non avevo ancora incontrato quella parola. Subito non ci ho prestato molta attenzione, anche perché ero curioso di proseguire nella lettura. Con il tempo però ho ritrovato il termine nelle sue varianti, dal bien vivir spagnolo al buen vivir delle nuove Costituzioni di Bolivia ed Ecuador, derivato dalle culture indigene dell'America Latina.

Secondo Euclides: "il benvivere consiste nell'esercizio umano di disporre dei mezzi materiali, politici, educativi ed informativi non solo per soddisfare eticamente le necessità biologiche e culturali di ciascuno, ma anche per garantire eticamente la realizzazione di tutto quanto possa essere concepito e desiderato per la libertà personale senza negare la libertà pubblica.

La filosofia del benvivere, considerando insieme le diverse dimensioni dell'esistenza umana, ricerca la disponibilità degli strumenti per soddisfare i bisogni e realizzare i desideri, mettendo in evidenza il forte legame che sussiste tra il benvivere di ciascuno e quello di tutti. Si tratta di una prospettiva che è insieme di liberazione e di promozione della libertà, muovendosi contemporaneamente su di un piano concreto e su di un piano utopico.

Se dovessi spiegare il concetto, direi che benvivere significa stare bene nella convinzione che non possa essere un fatto solo personale, che non è possibile stare bene senza una rete di relazioni ed un legame con la terra, senza che stiano bene anche la natura e chi la abita.

Questo modo di vedere, in cui la vita buona (la felicità) scaturisce da una ricerca insieme del benessere proprio e degli altri, mi sembra in fondo molto vicino alla tradizione italiana e al pensiero di Antonio Genovesi, filosofo ed economista napoletano del '700, riportato da Luigino Bruni in “La ferita dell'altro” (Ed. Il Margine, p. 127): “E' legge dell'universo che non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri”.

Di questo vorrebbe occuparsi la rubrica: idee, suggerimenti, abitudini e proposte finalizzate al maggior livello possibile di benvivere per tutti, a partire dalla vita quotidiana. Tranquilli, non intendo pontificare oltre e nei prossimi articoli cercherò di essere più concreto. Conto molto sulle vostre indicazioni; se non sarò all'altezza oppure sbaglierò, sono certo che mi corrigerete …