Logo
focsiv
Condividi

empty red_white_chairs.91100116Ai primi di ottobre si tiene il Forum voluto dal ministro Riccardi per cercare di rilanciare la cooperazione italiana. La preparazione del Forum ha visto l’avvio di una consultazione aperta e organizzata in 10 gruppi di lavoro. Una grammatica comune sembra esistere nella concezione italiana della cooperazione, ma manca totalmente il coinvolgimento delle élite economico-finanziarie.

di Andrea Stocchiero

Una lettura trasversale dei primi contributi consente di identificare convergenze e divergenze, concetti e parole chiave che indicano nuove prospettive, valori condivisi. Da questa analisi emerge quasi una narrazione comune.

Diversi contributi indicano finalità, obiettivi e termini che fanno parte del dibattito politico interno ed europeo: beni comuni, coesione sociale, co-sviluppo, necessità della regolazione della finanza. E che segnalano la crescente interdipendenza del mondo e l’inadeguatezza dei tradizionali schemi Nord-Sud. Ecco allora che la cittadinanza attiva e l’educazione alla cittadinanza globale diventano elementi fondanti di una nuova cooperazione, che sa capire e interpretare assieme le apparentemente diverse realtà del mondo, tra loro connesse da meccanismi economici, finanziari, politici e sociali.

Si motiva così una cooperazione partecipata e diffusa, una cooperazione tra comunità e decentrata, nuovi partenariati di reciprocità. Emerge il valore aggiunto italiano della dimensione territoriale, la pluralità dei soggetti impegnati che si esprime in diversi settori, dalla salute ai nuovi sistemi agro-ecologici, l’inclusione delle persone con disabilità, la valorizzazione del patrimonio culturale, lo sviluppo endogeno locale. Questa cooperazione deve allora adottare il principio della sussidiarietà e partenariati pubblico-privato, dove risaltano i movimenti del cooperativismo e nuove forme di sviluppo sostenibile come i distretti di economia solidale, e che si esprime con coerenza anche in una internazionalizzazione d’impresa responsabile. Una cooperazione così fatta ha bisogno di una valutazione attenta ai sistemi relazionali, ai processi, alle strategie di sviluppo e non solo, riduttivamente, ai risultati in termini di prodotti quasi che anch’essa fosse un mercato di cose. Tutto ciò suppone l’articolazione del “famoso” sistema Italia.

I grandi assenti al dibattito sul futuro della cooperazione

In questo senso sono da segnalare almeno due contributi che si caratterizzano per la loro sistematicità: quello sull’organizzazione politico-istituzionale della cooperazione, da una figura di alto rilievo politico (ministro o vice ministro) e dal tavolo inter-istituzionale per sostenere la coerenza alle finalità della cooperazione, alla proposta dell’agenzia (che comunque vede anche alcune divergenze); e quello sulle aree di crisi, dall’adozione dei principi internazionali sugli interventi umanitari a una nuova architettura che coordini efficacemente gli attori del sistema.

La lettura dei contributi evidenzia quindi concetti e proposte per lo più convergenti, probabilmente frutto anche della presenza in diversi gruppi di stesse organizzazioni o organizzazioni alleate che portano comuni sensibilità. E qui si rileva una criticità, quella delle assenze significative: delle grandi imprese, ad esempio del settore energetico, delle società finanziarie (oltre la microfinanza), dei grandi media, che esercitano potere e influenza sulle relazioni internazionali e direttamente sullo sviluppo o malsviluppo dei paesi e dei popoli, fino al mondo missionario, alle diverse chiese, ai partiti e fondazioni affini. Il pericolo del Forum è allora che, malgrado la ricchezza di alcuni contributi, rimanga un evento auto-referenziale e quindi limitato. Con il rischio di contarsi per non contare. Se la cooperazione ha l’ambizione di costituire una parte importante della politica estera, e interna, dell’Italia, sarebbe necessario il coinvolgimento delle élite economico-finanziarie così come delle tante e diverse reti della società. In retrospettiva la costruzione di una narrazione comune della cooperazione potrebbe non essere un buon risultato, perché non fa emergere invece il mondo così com’è, fatto di conflitti e di attori alle volte inconciliabili. Forse sarebbe stato meglio raccogliere contributi tra loro divergenti, per nutrire un vero confronto.

Leggi anche:

Forum Cooperazione | Prenota il tuo posto!

Forum Cooperazione | Si riparte dal testo unico